Scandalo corruzione: si dimette Andrii Yermak, braccio destro di Zelensky, e andrà al fronte

Fino a oggi, però, la linea politica su eventuali concessioni territoriali è stata definita proprio da Yermak. In una recente intervista a un magazine statunitense, l’ex capo di gabinetto aveva ribadito che Kyiv non firmerà mai accordi che riconoscano formalmente la perdita di territori occupati dalla Russia, ma è disposta a discutere sul controllo di fatto delle zone in base all’andamento del fronte. In altre parole, l’unico margine sarebbe la definizione di una linea di contatto sul terreno, non la rinuncia giuridica a parti del Paese.
La figura di Yermak, comunque, va oltre il ruolo di negoziatore. Avvocato, produttore televisivo e imprenditore, aveva conosciuto Zelensky più di quindici anni fa nel mondo dello spettacolo, diventando in seguito il suo uomo di fiducia per gli affari internazionali e, dal 2020, capo dell’Ufficio del presidente. Cronache e inchieste lo descrivono come il “gatekeeper” di Bankova, l’uomo che filtrava l’accesso al capo dello Stato e influenzava in modo decisivo nomine di ministri, primi ministri e vertici delle aziende pubbliche. È sempre stato al fianco di Zelensky in quasi tutti i viaggi all’estero dopo il febbraio 2022, costruendo nel tempo un sistema di potere personale che lo aveva reso, di fatto, il secondo uomo più potente del Paese.
Non stupisce, quindi, che proprio Yermak fosse diventato il bersaglio principale delle critiche, tanto dell’opposizione quanto di una parte della maggioranza presidenziale. Negli ultimi giorni alcuni deputati del partito “Servitore del popolo” avevano chiesto apertamente le sue dimissioni e la formazione di un governo di unità nazionale, avvertendo che la mancata rimozione del capo di gabinetto avrebbe potuto portare a una spaccatura del gruppo parlamentare e mettere in discussione la maggioranza di Zelensky. La presidente della commissione anticorruzione della Verkhovna Rada, Anastasiia Radina, ha commentato la decisione con un laconico “meglio tardi che mai”.
New York Post: Yermak si prepara ad andare al fronte
Il New York Post riporta di aver ricevuto ieri notte un messaggio di testo da Andriy Yermak, ex capo dello staff di Volodymyr Zelensky, in cui ha affermato di prepararsi a combattere i Russia. “Andrò in prima linea e sono pronto ad affrontare qualsiasi ritorsione”, ha scritto Yermak, secondo il New York Post, in un messaggio che il giornale descrive come “appassionato”. “Sono una persona onesta e rispettabile”, ha aggiunto l’ormai ex capo dell’amministrazione presidenziale. Il New York Post riferisce inoltre che Yermak ha scritto di essere “disgustato dalle vili osservazioni” di cui è bersaglio e “ancora più disgustato dalla mancanza di sostegno da parte di coloro che conoscono la verità”. Ricordando di essere stato al fianco del presidente ucraino fin dal primo giorno dell’invasione russa, il 24 febbraio 2022, Yermak ha affermato, secondo il New York Post, di non voler “creare problemi a Zelensky” e quindi di voler andare “in prima linea”. Andriy Yermak non ha specificayo quando intende andarsene né a quale unità desidera unirsi.
Il piano di Orban per dopoguerra: Kiev cuscinetto tra Russia e Nato
“L’Ucraina dovrà diventare uno Stato cuscinetto tra Russia e Nato”. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha sintetizzato così la sua visione per il futuro di Kiev in un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt. Secondo il premier, il dopoguerra dovrà portare a “concessioni territoriali inevitabili” a favore di Mosca. Orbán immagina un accordo internazionale in cui “i territori negoziati resteranno sotto controllo russo”, mentre “tutte le terre a ovest di quella linea – fino al confine orientale della Nato – costituiranno uno Stato ucraino ridotto”. Il leader ungherese propone inoltre di “limitare dimensioni e capacità delle forze armate ucraine” presenti nella zona cuscinetto. Le dichiarazioni giungono all’indomani della sua controversa visita a Mosca, durante la quale ha incontrato Vladimir Putin sostenendo la necessità di un’intesa rapida per chiudere il conflitto, anche al fine di garantire “approvvigionamenti energetici stabili e favorevoli” per l’Ungheria. “È tempo di abbandonare le illusioni e affrontare la realtà delineata nel piano di pace statunitense in 28 punti”, ha affermato Orbán, avvertendo che ulteriori ritardi “favoriranno la Russia, non l’Ucraina”, e comporteranno nuove perdite “di territori e vite umane”. Secondo Orbán, lo stesso piano americano prevederebbe anche una graduale reintegrazione della Russia nell’economia mondiale: “Le sanzioni saranno revocate nel tempo, i beni congelati serviranno a creare fondi di investimento Usa-Russia e le relazioni commerciali riprenderanno”. Il premier ha infine smentito che i fondi russi contribuiscano al sostegno finanziario di Kiev: “La favola secondo cui gli europei stanno finanziando la guerra con il denaro russo è finita”.
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