“Sbagliata la linea del Pd. Berlinguer ci lasciava liberi” – Il Tempo

La campagna per il No di Schlein e Conte ha un primo effetto: riunire quella sinistra che non si era mai parlata e che adesso, per cambiare la giustizia, potrebbe ritrovarsi. Una rappresentazione plastica è la variegatissima platea messa insieme dal Comitato Sì Separa e dall’associazione Libertà Eguale. Nella sede della Fondazione Einaudi, c’è un mondo che, pur avendo una storia politica completamente opposta a quella di Giorgia Meloni e del suo esecutivo, ritengono «indispensabile» la riforma voluta dal ministro Nordio.
Non passa inosservata, ad esempio, la presenza di Michele Magno, storico dirigente della Cgil. Intervenendo alla tavola rotonda, tenutasi nella capitale, lascia intendere come la linea di Maurizio Landini non sia il pensiero comune neanche all’interno del suo stesso sindacato. «Chi pensa che i quesiti a cui saranno sottoposti gli italiani – sottolinea – appartengono a un partito, a una coalizione o a un’associazione di categoria commette un errore». Intervento ascoltato con attenzione e applaudito da Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, in prima fila a sostenere le ragioni del Sì.
Claudia Mancina, membro del Comitato centrale del Pci, invece, non risparmia quel Nazareno «che impone discipline di partito». Sui referendum, spiega, «ogni tesserato dovrebbe esprimersi secondo coscienza. A ricordarcelo Togliatti e lo stesso Berlinguer». Paola Concia, già deputata con i dem, poi, sottolinea come a “tradire” non sia stato chi ha scelto di esporsi per superare lo status quo, ma piuttosto chi dice di essere contrario a un qualcosa soltanto per contrapporsi a Palazzo Chigi, dimenticando finanche il suo passato. «La separazione delle carriere – spiega – era scritta nel programma del Pd. Non siamo stati noi a cambiare idea». Elly Schlein, a suo parere, sta facendo una «brutta campagna elettorale» per difendere una «casta», ovvero quelle correnti della magistratura preoccupate per un eventuale sorteggio all’interno del Csm.

Stefano Ceccanti, costituzionalista e già onorevole con quello che oggi viene chiamato campo largo, infatti, ricorda le battaglie della sua area politica, non certamente conservatrice o patriota, per arrivare ai quesiti odierni: «Con questa riforma completiamo il lavoro dei parlamentari del ‘99 che votarono il nuovo articolo 111 della Costituzione, che dice che il giudice è terzo ed equidistante dalle parti».
In tal senso, chiarissime anche le parole di Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato Sì Separa. «La nostra battaglia – ribadisce – ha radici nella storia della migliore sinistra, a cominciare da Giuliano Vassalli. Sbaglia chi attribuisce una certa narrazione a una compagnia di pidduisti, fascisti e corruttori».
Un messaggio che trova d’accordo non solo gli storici compagni del Pci, ma anche socialisti (vedi Bobo Craxi, Claudio Signorile e Fabrizio Cicchitto), radicali (Matteo Hallisey e Benedetto Della Vedova, unico deputato dell’opposizione a schierarsi apertamente alla riunione per il Sì), liberali, cattolici, popolari e vittime varie della giustizia. Mario Oliviero, ex presidente della Regione Calabria, invita i progressisti «a superare la tradizionale contrapposizione politica rispetto a questioni che impattano sulla vita delle persone».
Favorevoli, infine, a qualsiasi iniziativa possa combattere la malagiustizia ci sono le tante realtà produttive preoccupate per un aspetto che, a loro dire, frena lo sviluppo. Chicco Testa, già presidente di Enel, Acea e Sorgenia, chiarisce come quanto previsto nell’attuale riforma sia «frutto dell’elaborazione di quanto contenuto nella bicamerale di D’Alema e di chi aveva come interesse prioritario “garantire sempre” imprese, cittadini e chiunque si adoperi per dare un futuro al Paese».
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