Sasso (Lega): “Non si può parlare di sessualità ai bambini della scuola dell’infanzia o delle elementari”. Tre domande a …

La legge sul consenso informato per i progetti scolastici a tema affettivo e sessuale, già approvata alla Camera, sta per arrivare al Senato. Rossano Sasso, deputato della Lega e relatore del provvedimento, spiega che l’obiettivo è l’entrata in vigore entro la fine dell’anno scolastico.
“Vogliamo che la famiglia torni ad avere un ruolo centrale nell’educazione”, afferma. Secondo Sasso, le critiche che collegano questa legge al contrasto alla violenza di genere sarebbero fuorvianti: “Nelle linee guida nazionali già esistono riferimenti all’educazione al rispetto e alla sessualità. Ma la sinistra pretende di andare oltre, delegando la formazione a soggetti esterni spesso spinti da un intento ideologico”.
Denunce, racconti raccolti in un libro, episodi considerati inappropriati: il deputato elenca presunti interventi scolastici condotti da attivisti Lgbt, drag queen, perfino pornoattori. Tutti elementi che, secondo lui, dimostrerebbero la necessità di informare i genitori prima che questi temi vengano trattati in aula. “Non si può parlare di sessualità ai bambini della scuola dell’infanzia o delle elementari, né introdurre concetti legati all’ideologia gender, come definita anche da Papa Francesco”.
Islam e scuola, una risoluzione contro derive culturali
Un’altra proposta avanzata da Sasso riguarda i casi in cui, secondo lui, l’identità culturale delle scuole italiane verrebbe messa in discussione. In Commissione Cultura è attesa una risoluzione che intende vietare alcune pratiche già denunciate in passato.
Cita la presenza in aula di imam, la recita di versetti del Corano ritenuti “violenti”, l’uso del velo da parte di bambine durante attività scolastiche, la visita a moschee dove “alcuni bambini sono stati fatti inginocchiare”. Per Sasso, questi episodi sono sintomi di una “progressiva islamizzazione”, incompatibile con la cultura e l’ordinamento italiani.
Si spinge anche oltre, collegando un recente omicidio avvenuto in un istituto scolastico a La Spezia a una presunta matrice religiosa: “L’aggressore, secondo quanto riferito da insegnanti e dalla famiglia della vittima, esprimeva da tempo posizioni estremiste. La vittima era cristiana, lui parlava spesso di Allah. Questo non può essere ignorato”.
Nel suo discorso, la libertà di culto non è in discussione, ma insiste sul fatto che “manca un’intesa tra Stato e religione islamica. È l’unica confessione che non ha sottoscritto accordi con lo Stato, come previsto dall’articolo 8 della Costituzione”.
Sostegno all’istruzione parentale: “Non è un incentivo, ma un riconoscimento”
Infine, Sasso torna su un tema già discusso in passato: il diritto delle famiglie a scegliere percorsi alternativi di istruzione. La sua proposta di legge prevede un contributo economico per chi opta per l’istruzione parentale, una modalità che riguarda circa 18.000 nuclei in Italia.
“Non parliamo di scuole private fuori dal sistema, ma di realtà che fanno parte dell’istruzione pubblica, come previsto dalla legge 62 del 2000”, sottolinea, ricordando che quella legge fu introdotta da un ministro dell’Istruzione di area comunista. Secondo lui, proprio chi oggi attacca queste scuole, in passato ne ha sostenuto la legittimità.
Il contributo sarebbe modesto e destinato alle famiglie con reddito basso. Per Sasso, questo non toglierebbe fondi alla scuola pubblica, anzi, potrebbe persino generare un risparmio per lo Stato. “Non vogliamo spingere verso l’homeschooling, ma chiediamo che sia rispettata la libertà educativa. Noi non vogliamo educare i figli degli altri, come fa la sinistra. Ci occupiamo dei nostri”.
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