Saremo anche boomer però quanta nostalgia

Quant’è boomer ricordare i giorni dei Giochi, i nostri Giochi, e provare nostalgia, adesso che la fiaccola passa e va invece di fermarsi? Le Olimpiadi vent’anni dopo, come i Moschettieri. Un classico, o un’occasione perduta. E ci hanno pure copiato le divise dei tedofori!
Sappiamo come e perché il Piemonte sia rimasto fuori dall’edizione che inizierà il 6 febbraio. Una scelta politica. I Giochi costano tanti soldi, e tanti ne portano. Trascinano scandali e corruzione, e insieme scatenano entusiasmo e passioni. L’eredità immateriale che lasciano non è meno pesante di quella fisica, a volte il corpo degli impianti nuovi di zecca giace pesantissimo nel futuro, inutile e costosissimo come la pista del bob di Cesana, altre volte quel corpo è un’occasione di rinascita, come il Palavela che Torino ha ritrovato dopo il 2006. Chiamarsi fuori in anticipo evita i pericoli ma cancella le opportunità, è una scelta al ribasso. Meglio chiamarsi dentro e vigilare, ed essere onesti. Ne siamo capaci? Ma vale per tutto. Se decidiamo di no, niente più strade, ospedali, teatri, stadi.
Ammettiamolo: Torino rosica non poco, mentre l’Italia intera attende le Olimpiadi di Milano. La rivalità è storica, la cuginanza difficile, il complesso d’inferiorità permanente, anche se poi la Juve ha vinto più scudetti dell’Inter, e il Salone del libro di Torino ha cancellato anche solo l’ipotesi di quello di Milano. E Sinner a novembre, per adesso, ce lo teniamo noi.
Eppure, oggi in piazza Castello non sarà facile non pensare che questa era la “Medal Plaza” di Torino 2006, mentre stasera sarà solo una delle tante tappe di passaggio da Olimpia a San Siro, verso quei Giochi che saranno anche di tutti ma che, fino a prova contraria, adesso sono soprattutto di Milano.
Le Olimpiadi di vent’anni fa cambiarono immagine, e soprattutto percezione, di Torino: l’immagine nel mondo, e la percezione dentro di noi. Ci scoprimmo diversi, e forse abbiamo campato un po’ troppo di rendita. Oggi la nostra città resta piena di risorse, ma è stanca. Perde posti di lavoro e ottimismo, smarrisce un po’ la sua vocazione del fare. Una fiamma in cima a un braciere per un paio di settimane a volte compie il miracolo: Milano se ne accorgerà, lei che pure sembra sempre avere già di tutto e di più. E Torino, senza cattiveria, non può non invidiarla.
I Giochi del 2006 furono soprattutto una vertigine di felicità collettiva. Siamo stati contenti, e sarebbe stato bello esserlo di nuovo. Oggi è il giorno di questo pensiero. Ogni tanto, per strada, accade ancora di incontrare qualcuno con addosso la giacca a vento dei volontari di vent’anni fa. È bello, ma fa un po’ male.
Source link




