Sarah Nixey – Sea Fever
I tre album (“England Made Me”, “The Facts of Life”, “Passionoia”) e la raccolta di inediti a firma Black Box Recorder, band formata da Sarah Nixey, Luke Haines degli Auteurs e John Moore chitarrista dei Jesus and Mary Chain hanno fatto conoscere la voce di questa cantautrice inglese che anche dopo la fine di quell’esperienza ha continuato il suo percorso artistico all’insegna di un pop vario, maturo e sofisticato.

Tre dischi solisti all’attivo (“Sing, Memory”, “Brave Tin Soldiers”, “Night Walks”) e ora “Sea Fever”, scritto e registrato con Jimmy Hogarth, che la vede cimentarsi in dodici brani raffinati negli arrangiamenti e nelle atmosfere, sempre evocative.
Un album a volte doloroso, dedicato a tre donne che l’hanno ispirata e supportata (Margaret Harvey, Susan Wheeler e Connie Hogarth) che trova nel rapporto con la natura la stabilità a lungo cercata. Un tema ricorrente fin dalle prime note di “Witness Tree” e in “The Sound Of Falling Snow” ballate che uniscono jazz, folk e pop seguendo l’alternarsi delle stagioni.
“Rolling Waves“ e la title track suadente e ritmata, “Winter Solstice” e la sua chitarra acustica sono brani elaborati ma mai barocchi come dimostra poco dopo la bellissima “At The Edge Of The Forest”. C’è anche spazio per gli accordi e il cantato ritmico di “Lies Of The Land” uno dei momenti in cui Sarah Nixey commenta l’attualità di un’Inghilterra mai così divisa, l’altro è ovviamente “England’s On Fire” pura psichedelia sixties per descrivere quello che accade oggi.
Non si nasconde Sarah, il mondo in cui si trova a suo agio è quello nostalgico e dolcissimo di “On This Wide Night”, la provincia costiera descritta in “Pleasure Bay”, la campagna dimenticata di “Mudlarks”. La speranzosa e solare “Spring Equinox” chiude un album di pregevole fattura, la voce calda e riflessiva di Sarah Nixey fa viaggiare lontano ed è un gran bel sentire.
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