Sanremo 2026, nella prima serata al top Arisa, Fulminacci, Brancale, Ditonellapiaga e Fedez-Masini
Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez e Masini: è la prima classifica provvisoria, senza ordine di piazzamento, di Sanremo 2026, frutto del voto della Giuria della Sala Stampa, Tv e Web. Per il suo quinto festival Carlo Conti si affida al nume tutelare Pippo Baudo: è la sua voce, – «Buonasera, benvenuti al festival della canzone italiana, benvenuti al festival di Sanremo» – ad aprire una serata che scorre tra le esibizioni dei 30 Big in gara, l’ovazione per il maestro Peppe Vessicchio, la performance trascinante di Tiziano Ferro, la reunion dei due Sandokan e la celebrazione degli 80 anni della Repubblica, segnata però da un clamoroso refuso nella grafica. «Pippo, Pippo», scandisce l’Ariston, mentre Carlo Conti, emozionato, rende il «doveroso» omaggio a Baudo al quale ha voluto dedicare questa edizione. Nel tradizionale passaggio di testimone, sul palco torna Olly, vincitore del 2025 con Balorda Nostalgia. «È bello cominciare da dove eravamo rimasti», sorride il direttore artistico. E in teatro è subito karaoke.
È ancora Baudo a presentare idealmente Laura Pausini, con le immagini del 1993 quando la lanciò sul palco, appena diciottenne, con La Solitudine. «Sono molto felice, grazie per questo sogno», sottolinea la co-conduttrice. E ricorda che, quando Conti le ha proposto di affiancarlo, ha telefonato proprio Baudo: «Laura sei pronta, non aver paura, vai, mi ha detto. E allora eccoci qua». E se ogni tanto le scappa una zeta romagnola, ammette: «Ho paura di sbagliare, ma mi sento tranquilla, sono a casa, sono con voi». L’effetto nostalgia è completo quando all’Ariston risuonano le parole «dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio”: ecco Mike Bongiorno, Fabio Fazio, Raffaella Carrà, ancora Baudo, Gianni Morandi, Amadeus, lo stesso Conti, in un’ideale carrellata nella storia di Sanremo. «È arrivato nelle nostre case con la forza del talento, ma Peppe è stato anche un uomo, un marito, un padre, un amico meraviglioso», dice Pausini. Conti rende omaggio anche anche altri personaggi scomparsi: Angela Luce, Tony Dallara, Sandro Giacobbe, Gianni Pettenati e Maurizio Costanzo, morto esattamente tre anni fa. E poi a Ornella Vanoni: “Domani – annuncia – sarà qui con noi Camilla Ardenzi, la nipote, a regalarci una sua versione di Eternità».
Il co-conduttore Can Yaman si mette in gioco e fa cantare Pausini in turco sulle note di Kuzu Kuzu del suo connazionale Tarkan. Ma «l’ospite d’onore di questo festival», dice Conti, è una signora di 105 anni, Gianna Pratesi, di Chiavari, che 80 anni fa fu chiamata, come tutte le donne italiane, per la prima volta al voto: «In casa mia erano tutti di sinistra, ho votato per la Repubblica, finalmente votavano le donne!», esclama. Conti chiama l’applauso: «La sua testimonianza deve essere un esempio per i più giovani, perché quello che abbiamo oggi è la conquista di tante persone, che hanno perso anche la vita per noi». Peccato che sul ledwall, sullo sfondo, a corredo delle immagini d’epoca in bianco e nero, il risultato del referendum del 2 giugno 1946 diventi per errore «il 54 per cento alla Repupplica». Tiziano Ferro festeggia 25 anni di carriera con un set travolgente: inizia a cappella, con Ti scatterò una foto, poi propone La differenza tra me e te, Lo stadio e Xdono. Poi canta il nuovo brano, Sono un grande: «Finalmente anche io posso dirmi bravo per quello che ho fatto e che non ho fatto, anche contro gli hater». E scherza con Pausini: Il prossimo anno io e te insieme, se Carlo se ne va, vengo io».
La carrambata è l’arrivo di Kabir Bedi, storico Sandokan per Sergio Sollima, che abbraccia Can Yaman e lo benedice: «Se il mio degno successore». Si balla con le hit di Max Pezzali, ospite fisso sul palco galleggiante, e con Voilà di Elettra Lamborghini, mentre l’Ariston accoglie Sal da Vinci cantando Rossetto e Caffè e poi si scatena sulle note del brano in gara, Per sempre sì. Un amore lungo trent’anni è anche quello che canta Raf in Ora e per sempre, dedicato alla moglie Gabriella Labate. Tra le esibizioni più convincenti, quelle di Fulminacci con Stupida sfortuna. È da brivido la performance di Serena Brancale, che chiude con gli occhi lucidi la sua Qui con me, dedicata alla mamma morta. Ermal Meta intona la sua struggente ninna nanna Stella Stellina e porta cucito sulla camicia il nome di Amal, piccola vittima di Gaza. E Conti, regalandogli il bouquet, chiosa: «Che i fiori siano solo per far festa e non sulle tombe dei bambini che non c’entrano niente con le follie degli uomini».
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