Sanità, proteste nel Vibonese e carte in Procura
Sanità: proteste nel Vibonese: esposti su Psichiatria e reparti fermi, marcia dallo Jazzolino ai carabinieri. Denunce su stop ai ricoveri, servizi sospesi a Tropea e presunte omissioni.
Vibo Valentia – Una manifestazione pubblica partita davanti all’ospedale “Jazzolino” e conclusasi al Comando provinciale dei Carabinieri ha fatto da cornice alla presentazione di tre esposti-querela da parte dei comitati civici del Vibonese impegnati nella difesa della sanità pubblica. A promuovere l’iniziativa di ieri mattina sono stati l’Osservatorio Civico Cittadinanza Attiva, il comitato Costa degli Dei e il Comitato San Bruno.
Il corteo, che ha attraversato le vie cittadine, ha rappresentato un momento di forte mobilitazione civile per denunciare le criticità del sistema sanitario provinciale. Al termine della manifestazione, i rappresentanti dei comitati hanno formalmente depositato gli esposti presso il Comando provinciale della Benemerita, destinandoli alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia e alla Procura regionale della Corte dei conti di Catanzaro.
LA DENUNCIA PRINCIPALE: STOP AI RICOVERI PSICHIATRICI ALLO JAZZOLINO
Il primo esposto riguarda la sospensione dei ricoveri nel Dipartimento di Salute Mentale dell’ospedale Jazzolino, interrotti dal dicembre 2023. Secondo i comitati, la chiusura del servizio ha provocato gravi disagi alla popolazione dell’intera provincia di Vibo Valentia, costretta a rivolgersi ad altre Asp calabresi per ottenere cure psichiatriche.
Una situazione che, oltre a penalizzare i pazienti e le famiglie, comporterebbe anche un depauperamento del bilancio dell’Asp vibonese, dal momento che le prestazioni vengono erogate fuori territorio. Alla base dello stop, viene indicata una grave carenza di personale, maturata nel corso degli anni e potenzialmente riconducibile a condotte omissive o inadempienti, tali da non garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Per questi motivi, i comitati hanno chiesto anche l’intervento della Corte dei Conti, per valutare eventuali responsabilità amministrative e un possibile danno erariale.
LA SECONDA DENUNCIA: UROLOGIA E PROCTOLOGIA FERME ALL’OSPEDALE DI TROPEA
Un secondo esposto riguarda invece l’ospedale di Tropea, dove da diversi mesi risultano interrotti gli interventi di urologia e proctologia. Anche in questo caso, si tratta di servizi che garantivano assistenza a tutta la provincia di Vibo Valentia e che oggi costringono i cittadini a rivolgersi ad altre strutture sanitarie calabresi.
Secondo quanto denunciato, la sospensione sarebbe dovuta alla grave carenza di anestesisti, una criticità che, sulla base della documentazione acquisita attraverso numerosi accessi civici, potrebbe essere collegata a mancate programmazioni e responsabilità gestionali. I comitati parlano di conseguenze “drammatiche”, che incidono direttamente sul diritto alla salute e sulla capacità del sistema sanitario provinciale di garantire i LEA.
LA TERZA DENUNCIA: ANCORA SULLA SALUTE MENTALE E LA VIOLAZIONE DEL DIRITTO ALLA SALUTE
Il terzo esposto riprende e rafforza le contestazioni sulla chiusura dei ricoveri psichiatrici allo Jazzolino, ribadendo come l’interruzione del servizio, in atto da oltre un anno, rappresenti una violazione gravissima del diritto alla salute. Anche in questo caso, viene sottolineata la carenza cronica di personale e il sospetto di condotte omissive che avrebbero prodotto una situazione ormai insostenibile per il territorio.
LA RICHIESTA ALLA MAGISTRATURA
Con le tre denunce, i comitati chiedono alla magistratura di accertare eventuali responsabilità penali e amministrative, ipotizzando anche i reati di interruzione di pubblico servizio e omissione di atti d’ufficio, oltre a ogni altra fattispecie che potrà emergere nel corso delle indagini. È stata inoltre manifestata la volontà di costituirsi parte civile nei procedimenti che dovessero essere avviati, per ottenere il risarcimento dei danni morali e patrimoniali subiti.
«Non si tratta di episodi isolati – sottolineano i promotori – ma di un sistema che non riesce più a garantire servizi essenziali. Continueremo a mobilitarci finché il diritto alla salute nel Vibonese non sarà pienamente rispettato».
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