Lazio

Sanità Lazio, scontro sulle nuove ricette. L’opposizione attacca Rocca

Non è ancora entrata in vigore, ma la riforma delle liste d’attesa della Regione Lazio è già al centro di un duro confronto politico.

A far discutere è la decisione di ridurre la validità temporale delle ricette mediche, una misura che per il presidente Francesco Rocca dovrebbe servire a “ripulire” le liste dalle prenotazioni non utilizzate, ma che l’opposizione definisce un aggravio per i cittadini.

Tra i più critici l’ex assessore alla Sanità Alessio D’Amato, oggi consigliere regionale di Azione, che in un video diventato virale – oltre 100mila visualizzazioni – attacca frontalmente la riforma. «Dal primo febbraio – afferma – invece di diminuire le liste d’attesa, diminuisce la validità delle ricette».

Secondo D’Amato, si tratterebbe di un’operazione puramente contabile, un “effetto Mago Silvan” applicato alla sanità pubblica.

Se la ricetta scade prima che il cittadino riesca a prenotare la prestazione, il nominativo viene automaticamente cancellato dal sistema regionale. Il risultato è che le liste appaiono più corte, ma il bisogno di cura resta invariato.

A pagare il prezzo, sostiene, sarebbero i pazienti, costretti a tornare più volte dal medico di base per ottenere una nuova impegnativa o, esasperati, a rivolgersi alla sanità privata.

Critiche analoghe arrivano dal Partito Democratico. Il consigliere Massimiliano Valeriani mette in guardia soprattutto sugli effetti per anziani e persone fragili, penalizzati dal divario digitale.

Con scadenze ridotte a 10 o 20 giorni per le prestazioni urgenti, chi non ha dimestichezza con app, portali online o call center rischia di vedere scadere la ricetta prima ancora di riuscire a prenotare.

«I cittadini meno abbienti o anziani finiranno per dover tornare più volte dal medico di medicina generale», spiega Valeriani, denunciando il rischio di un ulteriore sovraccarico per gli studi dei medici di base, già in affanno.

Nel mirino dell’opposizione finisce anche il nuovo sistema degli “Ambiti di Garanzia”. Secondo i critici, la riforma non rafforza a sufficienza l’offerta pubblica, ma consolida il ruolo del privato accreditato come elemento strutturale del sistema, con il rischio di trasferire una quota crescente della spesa sanitaria direttamente sulle famiglie.

Mentre la Regione difende l’impianto della riforma come necessario per rendere più efficiente il sistema, il confronto politico resta aperto e promette di accompagnare l’avvio delle nuove regole tra polemiche e richieste di correzioni.

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