Basilicata

Sanità in Calabria, il dibattito della Fondazione Premio Sila

La Fondazione Premio Sila torna a promuovere il dibattito pubblico e con la presentazione del volume “Pensare la sanità. Terapie per la sanità malata” si discute di Sanità in Calabria con Antonini e Zamagni


“La salute è un diritto, ma il Diritto è in salute?”. Con questo interrogativo – volutamente provocatorio – la Fondazione Premio Sila torna a promuovere il dibattito pubblico, ospitando la presentazione del volume “Pensare la sanità. Terapie per la sanità malata”.

L’opera, firmata dal costituzionalista Luca Antonini e dall’economista Stefano Zamagni, si pone come un’analisi rigorosa che intreccia diritto, economia ed etica per diagnosticare le patologie di un sistema un tempo all’avanguardia e oggi in sofferenza strutturale.  La scelta di Cosenza per questo confronto non è casuale. La Calabria rappresenta l’emblema delle disfunzioni del rapporto tra Stato e Regioni. Da oltre un quindicennio la sanità regionale è sottoposta a commissariamento, una misura che, paradossalmente, non ha centrato l’obiettivo del rientro dal debito, lasciando in eredità ospedali chiusi, liste d’attesa sature e un’emorragia finanziaria legata all’emigrazione sanitaria.

COMMISSARIARE NON BASTA

«Commissariare una regione non basta – ha spiegato Luca Antonini vicepresidente della Corte Costituzionale e coautore del testo –  perché se cambi la capoccia, mettendo una generale dei carabinieri in pensione che praticamente non riusciva a entrare nel vivo dei meccanismi, dove abbiamo delle ASL che non facevano il bilancio da anni perché addirittura sciolte per infiltrazioni mafiose, non hai risolto il problema. Occorre che lo Stato intervenga per cercare di risollevare la regione non per affossarla definitivamente no quindi occorrono dei cambi di paradigma. Questo è grande messaggio che abbiamo dato nel libro occorre un cambio di paradigma. Occorre un sistema sanitario che si integri con il sociale e si faccia carico soprattutto delle cronicità».

LE SOLUZIONI CONCRETE DI ANTONINI E ZAMAGNI

Il saggio di Antonini e Zamagni propone soluzioni concrete che spaziano dal ripensamento del finanziamento pubblico al ruolo sussidiario del privato sociale, fino alla necessità di una nuova etica dell’economia civile che metta al centro la persona e il bene comune.
Al dibattito, coordinato dall’avvocato Enzo Paolini, presidente della Fondazione Premio Sila e vicepresidente nazionale Acop, hanno partecipato anche Michele Vietti presidente nazionale Acop e già vicepresidente del CSM, Oliviero Diliberto giurista, accademico ed ex ministro della Giustizia e Roberto Occhiuto presidente della Regione Calabria e Commissario ad acta per la Sanità.

Per il governatore Occhiuto non bastano le risorse, ma serve “togliere i vincoli e fare riforme per rendere più agevole governare la sanità”. Nel corso dell’incontro Roberto Occhiuto ha poi annunciato il progetto del Taxi sanitario. «Spero che fra qualche mese sarà finalmente una realtà. Lavoriamo – ha poi aggiunto il presidente Occhiuto – alla possibilità di offrire agli anziani calabresi le cure, anche quando non sono disponibili sotto casa. La legge dice che devono essere disponibili in regione. Succede però che un anziano ha difficoltà a spostarsi da casa per andare in un poliambulatorio a 40-50 km di distanza. Così facendo gli diamo il Taxi sanitario. Magari, invece di mandare indietro i fondi europei come spesso ha fatto questa regione, li paghiamo con i fondi europei. Forse riusciamo a intervenire più utilmente anche per abbattere le liste di attesa».

I BANDI REGIONALI

Sui bandi pubblicati dalla Regione per il reclutamento di personale sanitario Occhiuto ha poi sostenuto che sono «53 i medici calabresi che stanno fuori dalla Calabria, dicendosi disponibile a tornare e hanno risposto positivamente anche circa 150 medici stranieri che lo vogliono fare, probabilmente anche perché abbiamo detto che li pagheremo di più, perché daremo loro un contributo per l’alloggio. Stiamo cercando di fare quello che ho proposto da anni, cioè dare la possibilità a chi viene in Calabria, che è zona disagiata, di poter essere pagato di più e avere anche qualche beneficio di carriera».


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