Sanità, i sindaci delle aree interne contro il nuovo Piano: “Così si condannano i territori montani” | isNews
Dibattito accesso sull’adozione da parte della struttura commissariale del programma operativo 2026-2028. Gli interventi di Paglione e Di Ianni
ISERNIA. Dibattito acceso in Molise sull’adozione, da parte della struttura commissariale, del nuovo Piano Operativo Sanitario 2026-2028 inviato ai Ministeri competenti.
Contestazioni arrivano dalle aree interne della provincia di Isernia e a farsi portavoce della protesta sono i sindaci. Il primo cittadino di Capracotta, Candido Paglione, denuncia il rischio concreto che il piano finisca per penalizzare ancora una volta le aree interne e montane, già provate da anni di tagli e ridimensionamenti, richiamando le parole di Don Lorenzo Milani sull’ingiustizia di fare parti uguali tra diseguali. Applicare criteri identici a realtà profondamente diverse, sostiene, significa produrre nuove disuguaglianze, soprattutto in una regione dove la bassa densità demografica e la conformazione geografica rendono più complesso garantire servizi essenziali. Il riferimento è anche alla mobilitazione che da settimane anima il territorio. “Davanti all’ospedale Veneziale un sindaco – scrive Paglione – dorme in tenda da oltre due mesi per difendere la sanità pubblica, mentre a Isernia quasi diecimila cittadini hanno partecipato a una fiaccolata per rivendicare il diritto alla salute dopo oltre quindici anni di commissariamento”. Per Paglione è arrivato il momento che la politica torni ad assumersi pienamente le proprie responsabilità con “un intervento legislativo chiaro che superi la logica dei numeri e dei tagli lineari, riconoscendo il diritto alla salute come principio non subordinato alla densità abitativa e ribadendo che senza giustizia sostanziale non può esserci coesione né futuro per le comunità locali”.
Sulla stessa linea il sindaco di Cerro al Volturno Remo Di Ianni, che parla di una “riorganizzazione raccontata come sostenibile ma percepita nei territori come un progressivo allontanamento dei servizi. La continuità assistenziale, osserva, passa da trenta a quarantacinque minuti, con la conseguenza immediata di avere un medico più distante, una scelta contro la quale i sindaci si erano già opposti con il DCA n. 9 e che ora vedono confermata nel nuovo piano”.
Di Ianni evidenzia poi come il presidio Caracciolo di Agnone “viene ridimensionato, Isernia resta senza una prospettiva chiara e Termoli vive nuove incertezze, mentre si continua a parlare di equità territoriale in contrasto con i fatti”. Critica inoltre il metodo, sostenendo “che si cambiano gli standard quando non si riesce a rispettarli e si rinviano le decisioni cruciali a futuri decreti commissariali, strumenti che negli ultimi anni hanno inciso profondamente sulla sanità molisana senza un reale confronto con le comunità locali”. Per questo gli emendamenti approvati all’unanimità nell’ultima Conferenza dei sindaci vengono indicati come un passaggio decisivo per evitare quella che definisce una lenta erosione dei diritti e delle prospettive delle aree interne. L’appello finale è rivolto a politica regionale, parlamentari, associazioni e società civile: “Intervenire subito per evitare che il nuovo piano si trasformi nella certificazione definitiva del declino della sanità molisana e delle sue comunità montane”.
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