Sanità e tagli, la rabbia dei sindaci: “Si continua a penalizzare la provincia di Isernia” | isNews
Nel mirino il nuovo Pos 2025-2027, che prevede tra l’altro il riconversione dell’ospedale di Agnone. Il 15 novembre incontro pubblico in via Berta
ISERNIA. Il Piano operativo sanitario 2025-2027 predisposto dalla struttura commissariale, sarà ora sottoposto all’esame dei ministeri della Salute ed Economia. In 175 pagine sono delineate le linee di intervento che caratterizzeranno la sanità regionale nei prossimi tre anni.
La proposta di riorganizzazione della rete ospedaliera prevede tra l’altro la riconversione del ‘Caracciolo’ di Agnone, da ospedale di Area disagiata in ospedale di Comunità. Proteste, soprattutto in provincia di Isernia, anche per possibili ulteriori tagli al Veneziale. Sul piede di guerra ci sono i sindaci. Il primo cittadino di Agnone e presidente della Provincia Daniele Saia ha scritto una lettera-appello al capo dello Stato Sergio Mattarella e, al contempo, ha promosso un incontro per il 15 novembre in via Berta.
Sulla questione si registra anche l’intervento del primo cittadino di Cerro al Volturno Remo Di Ianni. “Il diritto alla cura – scrive – è il primo presidio di civiltà. La sanità non può essere ridotta a un calcolo di soglie o parametri ministeriali: è il primo presidio di civiltà di una comunità. Difendere la sanità pubblica, soprattutto nelle aree interne, significa difendere anche un altro diritto fondamentale: quello di poter scegliere dove vivere, senza essere costretti ad abbandonare la propria terra per inseguire altrove i servizi essenziali.
Quando mancano presidi, medici, ambulanze e strutture di emergenza, non si perde solo assistenza sanitaria: si perde la speranza, la fiducia e la possibilità di futuro di intere comunità. Il Programma Operativo Sanitario 2025-2027 conferma un modello che continua a penalizzare la provincia di Isernia e le aree montane del Molise.
Il Veneziale di Isernia, presidio essenziale per l’emergenza-urgenza e per la rete di emodinamica, resta privo di garanzie operative e di investimenti strutturali concreti: il tavolo tecnico ha espresso riserve e la discussione è ancora in corso. Il Caracciolo di Agnone, classificato come ospedale di area disagiata, rischia di essere riconvertito in struttura di comunità, riducendo ulteriormente la capacità di risposta sanitaria in un territorio già fragile. La rete del 118 continua a soffrire per carenze di personale e mezzi, mentre le guardie mediche vengono accorpate e ridimensionate, compromettendo la continuità assistenziale nei piccoli comuni. Dopo oltre dieci anni di commissariamento, la sanità molisana registra meno servizi, più distanze e una crescente diseguaglianza territoriale. È chiaro che il DM 70/2015, pensato per realtà demografiche e infrastrutturali ben diverse, necessita di una riforma profonda, che riconosca la specificità del Molise: una regione piccola, montuosa e dispersa, dove la prossimità non è un privilegio, ma una necessità. Solo quando anche l’ultimo cittadino delle nostre aree interne potrà sentirsi curato, protetto e non dimenticato, potremo dire di vivere in una regione giusta, che non misura la vita in numeri, ma nel valore della sua gente”.
Per il sindaco di Macchiagodena Felice Ciccone “la salute non è una merce né un numero su una tabella excel. Oggi tocca ad Agnone, con il rischio di declassamento di un presidio vitale, domani potrebbe toccare a Isernia, Termoli e al resto del Molise. Dobbiamo fermare questa logica di smantellamento progressivo dei nostri diritti basata sull’assurda storiella che siamo pochi, che siamo piccoli e/o che siamo un quartiere di Roma. Non siamo un quartiere di nessuno! Siamo una Regione vera con una storia lunga e bella, con una identità forte, con una dignità unica, con un territorio meraviglioso ma difficile. La nostra Costituzione – evidenzia – è fondata su principi di uguaglianza e solidarietà proprio per permettere ai più piccoli, ai più fragili, ai più vulnerabili di avere gli stessi diritti degli altri. Il sistema è già al collasso: la carenza di medici nel servizio 118 ha portato alla demedicalizzazione di quasi tutte le postazioni, indebolendo gravemente la risposta medica d’urgenza soprattutto nei tanti nostri piccoli comuni marginali e montani. La riduzione delle postazioni di guardia medica, importanti presìdi territoriali, rende i nostri paesi più fragili e più insicuri. La difesa della sanità pubblica non è una questione di appartenenza politica, è una lotta di dignità, di civiltà e di orgoglio che tutti abbiamo il dovere di combattere”.
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