Puglia

Sanità, 160 operatori sanitari aggrediti nel 2025 a Bari e provincia

Sono 160 le segnalazioni di aggressioni registrate nel 2025 ai danni del personale sanitario della ASL Bari, un dato in crescita rispetto alle 130 dell’anno precedente. Il fenomeno colpisce duramente chi indossa il camice: medici e infermieri (seguiti dagli psichiatri) restano le categorie più esposte, con una prevalenza allarmante tra le donne, che rappresentano il 63,8% delle vittime. Nonostante la maggior parte degli episodi sia di natura verbale, nel 2025 le aggressioni fisiche hanno superato il 20%, causando un totale di 204 giorni di prognosi e, nel 10% dei casi, danni psicologici documentati.

Per rispondere a questa emergenza, la ASL Bari ha messo in campo una strategia massiccia basata su formazione e organizzazione: quasi 200 infermieri di processo formati e 350 operatori di Pronto Soccorso e Servizi psichiatrici impegnati in corsi di gestione dei conflitti (de-escalation). A questi si aggiungono nuove procedure di sicurezza e sistemi di allarme per spegnere sul nascere ogni “scintilla” di violenza.

Il tema sarà al centro dell’evento organizzato dal Comitato Unico di Garanzia (CUG) della ASL Bari per il prossimo 12 marzo 2026, presso l’auditorium “Arcobaleno” dell’ex CTO (ore 8.30 – 14), in occasione della “Giornata Nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari”. L’incontro, aperto dai saluti di Vito Montanaro (Dipartimento Salute Regione Puglia) e Luigi Fruscio (Direttore Generale ASL Bari), ospiterà testimonianze dirette delle vittime e approfondimenti dei tecnici.

I segnali di miglioramento

Nonostante l’aumento delle segnalazioni totali — letto anche come un segno di maggiore fiducia del personale nel denunciare — arrivano i primi risultati positivi. Al Pronto Soccorso del “Di Venere”, grazie alla nuova figura dell’infermiere di processo, le aggressioni sono dimezzate nel 2025 (da 6 a 3).

“La sicurezza dei nostri operatori è una priorità assoluta. – commenta il DG Luigi Fruscio – Investiamo su ambienti di lavoro strutturati e su un rapporto trasparente con i cittadini. I risultati del Di Venere ci dicono che siamo sulla strada giusta”.

Anche Vito Montanaro ribadisce l’impegno regionale: «Tutelare chi cura significa tutelare il diritto alla salute di tutti. Ridurre la tensione migliora la qualità dell’assistenza e rafforza il patto di fiducia con la comunità».

L’analisi del fenomeno

L’identikit delle aggressioni rivela che l’81,9% dei casi proviene dall’esterno (pazienti o parenti). Sebbene l’Area Metropolitana di Bari resti la zona più colpita (40% dei casi), l’azienda ha intensificato l’attività di analisi con 58 audit effettuati nel 2025 per migliorare la comunicazione e la vigilanza, con l’obiettivo di trasformare gli ospedali in luoghi di cura sicuri e accoglienti.




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