San Benedetto, per gli imputati dell’omicidio di Amir il pm ha chiesto il massimo delle pene
SAN BENEDETTO Diciotto anni a Federico Di Stanislao, imputato di aver sferrato la coltellata letale; 20 a Denis Raul Rotaru, perché pregiudicato e presunto responsabile di un doppio tentativo di omicidio; 6 anni per Francesco Sorge, incensurato e accusato di aver partecipato alla colluttazione e assoluzione per Helmi Nessibi.
Sono queste le richieste formulate dal pubblico ministero, Umberto Monti, ieri, durante la seconda udienza del procedimento speciale di rito abbreviato concesso per fare luce sull’omicidio di Amir Benkharbouch. Il giovane morì dissanguato la mattina del 16 marzo scorso davanti alla discoteca Kon Tiki all’interno della quale, come ha spiegato il procuratore capo si accese una violenta rissa, tale da poter provocare più di una vittima visto che tutti i coinvolti sono rimasti feriti, terminata tragicamente.
Lo svolgimento
Tutti gli imputati hanno rilasciato dichiarazioni, spontanee (Di Stanislao e Nessibi) o sono stati interrogati (Sorge e Rotaru) dalla giudice per le indagini preliminari Simona D’Ottavi.
Non sono emersi elementi nuovi dai loro racconti: hanno dichiarato che non avrebbero assolutamente voluto uccidere ma nella requisitoria il pm ha fatto riferimento alle immagini delle telecamere che sarebbero inequivocabili in quanto a responsabilità e violenza. Tanto che a tutti sono stati riconosciuti, nella richiestea, solo i benefici del rito abbreviato e nessun’altra attenuante generica.
Alle stesse si è opposta la parte civile, la mamma di Amir, che non ha retto emotivamente la presenza in aula dove si sarebbero raccontati gli ultimi tragici istanti della vita del suo unico figlio e si è fatta rappresentare dall’avvocato Guglielmo Marconi. «La parte civile – dice il legale – si è associata alle richieste del pubblico ministero ma si è opposta alla concessione delle attenuanti. E questo anche tenuto conto del comportamento avuto dagli imputati sia all’interno del locale, sia all’esterno sia per il tipo di lesioni e infine per il fatto che non hanno mostrato, in tutti questi mesi, alcun segno di ravvedimento».
Secondo la mamma di Amir, infatti, suo figlio, ha anche cercato di sopravvivere ma evidentemente nessuno lo ha aiutato a raggiungere al più presto l’ospedale dove magari l’avrebbero anche potuto salvare. Nelle conclusioni presentate dall’avvocato della parte civile ci sono poi anche le richieste di danni, morali e per la perdita di un congiunto, in base alle tabelle di legge.
Come provvisionale, in solido, agli imputati si domanda la somma di 150mila euro. Sulla base di questi elementi, la giudice ha infine deciso di rimandare l’udienza, come era stato messo in calendario, al prossimo 24 novembre. In quell’occasione sarà la volta degli avvocati difensori prendere la parola per spiegare la posizione dei propri assisti. Quindi la giudice si ritirerà in Camera di consiglio per la sentenza.
Il rito
Il quinto imputato per la rissa aggravata, che fu colpito con un machete, colpito con un machete Daniele Seghetti, ha optato per il rito ordinario.




