Sammartino, Riesame rigetta l’appello: resta la sospensione
La sospensione dai pubblici uffici Luca Sammartino dovrà “scontarla” fino all’ultimo giorno. Cioè fino al 17 aprile. Quando sarà trascorso un anno esatto dall’operazione “Pandora” che costrinse il leghista – destinatario di una misura interdittiva emessa dalla gip di Catania, Carla Aurora Valenti, per due episodi di corruzione – a dimettersi dal ruolo di vicepresidente della Regione Siciliana.Il Tribunale della Libertà ha rigettato l’appello bis della difesa del deputato regionale. È stata depositata la decisione del Riesame etneo che era chiamato a valutare l’istanza degli avvocati di Sammartino, il penalista Carmelo Peluso e il professore Vittorio Manes, dopo che la Cassazione lo scorso novembre ha annullato con rinvio l’ordinanza del Riesame che confermava il provvedimento di sospensione della gip. Il collegio, composto dalla presidente (con il ruolo di estensore) Patricia Di Marco e dalle giudici Chiara Raffiotta e Alessandra Maira, ha respinto l’istanza e condannato Sammartino a pagare le spese del procedimento.
Nelle sei pagine dell’ordinanza intanto emerge un particolare non indifferente: la Suprema Corte, con la sentenza del 27 novembre scorso, annullava l’ordinanza del Tribunale del Riesame limitatamente «alle esigenze cautelari» e rinviava per un nuovo esame «esclusivamente su tale punto». La Cassazione ha rilevato una «carenza motivazionale riguardo alla persistenza delle esigenze di cautela».Il collegio ritiene non fondate le «doglianze difensive» e invece condivide la tesi del gip sul pericolo «di ricadute criminose» da parte di Sammartino, «atteso che lo stesso ha dimostrato di usare senza remore la sua funzione pubblica e il suo ruolo di deputato regionale in costante dispregio dei principi che governano l’azione della pubblica amministrazione».
Il Tribunale reputa che il deputato regionale abbia agito «con spregiudicatezza» e «abusando dei suoi poteri». Per i giudici della Libertà «il rischio di ulteriori condotte illecite» è reso «altamente probabile dal permanente svolgimento da parte» di Sammartino del ruolo di «deputato regionale» che «gli consentirebbero di continuare a mantenere condotte antigiuridiche di analogo rilievo». Per il Riesame «l’importante ruolo politico ricoperto ben potrebbe permettere» a Sammartino «di condizionare l’operato della Pubblica Amministrazione in virtù dei consolidati rapporti acquisiti» e «di quelli intrattenuti», così «creando ulteriori occasioni di reato».
Sammartino è stato rinviato a giudizio per due episodi di corruzione: il primo è quello che coinvolge anche l’ex sindaco di Tremestieri Etneo, Santi Rando (condannato a 8 anni in abbreviato) e il secondo invece i due carabinieri caccia-spie (anche loro condannati nel rito alternativo a 4 anni). Le sei paginette dell’ordinanza di rigetto sicuramente finiranno tra gli atti del processo ordinario che al “momento” è stato congelato. Il procedimento è infatti direttamente collegato al “conflitto di attribuzione dei poteri” sollevato dal Senato alla Consulta in merito all’utilizzo di intercettazioni ambientali e filmati captati nella segreteria politica dell’imputato che è condivisa con la parlamentare nazionale (e compagna) Valeria Sudano. La sentenza della Corte Costituzionale potrebbe avere ricadute sul dibattimento.