Basilicata

S. Nicola dell’Alto, ergastolo definitivo per il massacro di un padre e un figlio

La Cassazione conferma l’ergastolo per il duplice omicidio di San Nicola dell’Alto. Il massacro per il furto di un frangizolle


SAN NICOLA DELL’ALTO – Diventa definitiva la condanna all’ergastolo per Annunziato Le Rose, il 68enne imputato del duplice omicidio di Saverio e Francesco Raffa, padre e figlio, assassinati il 22 dicembre 2018 per un furto di frangizolle. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso difensivo. La Procura generale aveva chiesto un processo d’appello bis con riferimento all’aggravante dei futili motivi. Ma gli ermellini non hanno ritoccato la sentenza della Corte d’Assise d’appello di Catanzaro, che a sua volta confermava quella di primo grado. Le Rose fu “inchiodato” dall’esame stub in seguito al quale furono trovate tracce di polvere da sparo su una camicia che odorava di detersivo, perché appena lavata, quando, a poche ore dal massacro, i militari bussarono a casa dell’indagato, poi divenuto imputato.

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LE INDAGINI

Particelle furono rilevate dagli specialisti del Ris di Messina anche sulla mano destra e nell’auto Fiat “Panda” dell’omicida. All’origine della tragedia l’astio che Le Rose provava in seguito al furto, risalente ad anni addietro, del frangizolle. Aveva incolpato le vittime predestinate del mancato aiuto nel recupero del mezzo. Ecco perché era contestata anche l’aggravante dei futili motivi.

IL FILM

Con l’ausilio delle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza, i carabinieri ricostruirono il percorso descritto dall’imputato e fesclusero che l’avesse fatto perché impervio. Per questo si misero sin da subito sulle tracce del principale indiziato, accusato di aver sparato, con un fucile caricato a pallettoni (mai rinvenuto), cinque colpi, tutti andati a segno, contro le vittime che rientravano a casa dopo aver tagliato della legna, a bordo di una jeep Suzuki, risalendo la strada che dalla loro azienda porta a un cancello.

IL MASSACRO

Appostato in quel luogo raggiungibile soltanto a piedi, dopo aver occultato la sua auto nella fitta vegetazione, Lerose si avvicinò agli obiettivi predestinati. Francesco Raffa, alla guida, avrebbe abbassato il finestrino. Lerose avrebbe sparato tre colpi che raggiunsero il primo obiettivo al collo e al torace; a quel punto Saverio, già ferito alle gambe, sarebbe sceso dal mezzo per tentare la fuga ma sarebbe stato fulminato con un altro proiettile al torace. Decisive si sono rivelate anche alcune testimonianze. «Nunziato, mi stai ammazzando». Nella sperduta località Furci, luogo di caccia al cinghiale, d’inverno è usuale udire colpi di doppietta e latrati di animali feriti. Ma non urla strazianti di uomini, prima e subito dopo gli spari. Prima di esalare l’ultimo respiro, Saverio Raffa, mentre tentava di sfuggire alla furia di colui che già aveva ucciso suo padre, gridò il nome del carnefice.

GLI AVVOCATI

Accolta la richiesta dell’avvocato di parte civile, Aldo Casalinuovo. Respinta la tesi difensiva degli avvocati Salvatore Iannotta e Mario Nigro, secondo i quali si trattava di un processo meramente indiziario.


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