RSA. Movimento Consumatori lancia la campagna “Paga la quota giusta”
Con sei presidi davanti ad altrettante Rsa di Torino e un servizio di sportello online, parte venerdì, 23 gennaio la campagna di Movimento Consumatori “Paga la quota giusta” rivolta a chi ha un malato non autosufficiente ricoverato in struttura.
Molto spesso, l’Azienda sanitaria territoriale non riconosce il 50% della retta totale, la cosiddetta quota sanitaria prevista dai Livelli essenziali di assistenza. In altre situazioni, la quota assistenziale/alberghiera, pari al restante 50%, è addebitata ai malati, anche se le prestazioni assistenziali che ricevono sono inscindibili da quelle sanitarie e la retta andrebbe pagata interamente dal Servizio sanitario.
La campagna si propone di offrire ai familiari dei ricoverati non autosufficienti occasioni di incontro e di informazione anche sugli strumenti di assistenza e di tutela. L’obiettivo è rispondere ai bisogni delle famiglie che hanno un proprio caro ricoverato e alle quali ingiustamente viene chiesto di pagare l’intera retta.
“La convezione dell’Asl che copre il 50% della spesa di ricovero è negata in Italia a decine di migliaia di malati, pur essendo un Lea, una prestazione di livello essenziale – spiega Alessandro Mostaccio, presidente di Movimento Consumatori – Le loro famiglie sono in grave difficoltà economica per questo diritto negato. Le rette Rsa private a Torino e in Piemonte, dove la campagna partirà con i presidi sul territorio, superano i 3.000 euro al mese, cifre insostenibili per i malati e i loro cari. Ma l’obiettivo è raccogliere casi da tutta Italia, perché il tema è di rilievo nazionale”.
“MC ha avviato, in via sperimentale, questa campagna per la tutela dei malati non autosufficienti, perché è una delle questioni sanitarie e sociosanitarie di maggior peso economico e di preoccupazione per le famiglie italiane – spiega Paolo Fiorio, coordinatore del Servizio legale nazionale MC – da anni la Corte di Cassazione riconosce che le prestazioni di livello essenziale sono ad esclusivo carico del Servizio sanitario nazionale, con la conseguente nullità di contratti e degli impegni di pagamento dei ricoverati e dei familiari i quali hanno diritto di ottenere l’accertamento della quota giusta (a seconda dei casi, 50 o 100% a carico del SSN) e il rimborso di quanto illegittimamente pagato nel corso degli anni”.
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