Basilicata

Rosso Volante su Rai1, Giorgio Pasotti ci racconta la storia di Eugenio Monti

Rosso Volante: il coraggio e il fair play di Eugenio Monti arrivano su Raiuno. Nella nostra intervista, Giorgio Pasotti racconta la storia del leggendario bobbista di Cortina d’Ampezzo.


Il 23 febbraio Raiuno trasporterà il pubblico nel cuore della neve, della velocità e della straordinaria storia di Eugenio Monti, il “Rosso Volante” dello sport italiano. Diretto da Alessandro Angelini, il film celebra la vita e le imprese di uno dei più grandi campioni di sport invernali di tutti i tempi, interpretato da Giorgio Pasotti. Nel cast, brillano Andrea Pennacchi, Denise Tantucci, Stefano Scandaletti e Maurizio Donadoni, che insieme a Giorgio Pasotti danno vita a un racconto emozionante e travolgente di passione sportiva, amicizia e coraggio.

La storia si apre nel 1964: Eugenio Monti, campione di bob a 36 anni, ha già conquistato tutto… tranne l’oro olimpico. Ai Giochi di Innsbruck, durante una gara mozzafiato, Monti nota che il rivale Tony Nash ha perso un bullone. Senza esitazione, gli presta il pezzo mancante, sacrificando la vittoria a favore del fair play. Questo gesto di lealtà gli vale il trofeo Pierre de Coubertin, la più alta onorificenza olimpica per un atleta. Da questo momento prende il via il racconto di quattro anni intensi, scanditi da cadute, speranze e allenamenti estenuanti, che porteranno Monti a vincere l’oro alle Olimpiadi di Grenoble nel 1968. Il film ripercorre la vita di un uomo che sfidava la neve e la vita con la stessa audacia che gli valse il soprannome di “Rosso Volante”, coniato dal celebre giornalista Gianni Brera.

Oltre alla vicenda sportiva, Rosso Volante è un tributo ai valori olimpici e un ponte tra generazioni: una storia capace di avvicinare i più giovani alla cultura sportiva, celebrando la tenacia, l’amicizia, l’amore e il coraggio. La pellicola, coproduzione RAI Fiction – Wonder Film – Wonder Project, è stata realizzata con il contributo del Fondo MiC per lo sviluppo dell’investimento nel cinema, della Regione del Veneto e della Fondazione Veneto Film Commission, ed è inserita nel programma dell’Olimpiade Culturale Milano Cortina 2026, un’iniziativa volta a valorizzare il patrimonio culturale italiano attraverso lo sport. “Rosso Volante” non è solo un film: è un’esperienza che fa rivivere l’epica di un campione leggendario, un inno al fair play e alla bellezza dello sport italiano. Monti ci mostra che la vera grandezza non sta nel podio, ma nel gesto che definisce l’uomo. Con la nostra intervista a Giorgio Pasotti, realizzata in esclusiva prima della messa in onda del film, entriamo nella mente e nel cuore di un campione: grazie alle sue parole, il pubblico può percepire da vicino il battito, la passione e l’anima di Eugenio Monti, vivendo ogni vittoria e ogni sacrificio del leggendario bobbista di Cortina d’Ampezzo come se fosse proprio.

Eugenio Monti è entrato nella storia grazie a una “vittoria” che in realtà non era una vittoria nel senso tradizionale. Ma ciò che colpisce davvero è l’uomo dietro quel gesto del famoso bullone.

«Parliamo di un atleta che nel 1964 aveva 36 anni, all’ultima occasione per conquistare l’oro che mancava a un palmarès già straordinario. Rinunciare a quell’oro, sapendo che era la sua ultima possibilità, rende il gesto ancora più straordinario. E quattro anni dopo, a 40 anni, Monti conquista una doppia medaglia d’oro nel bob a due e a quattro: una vera incarnazione del concetto di Superman! Quel gesto iniziale avrebbe potuto compromettere tutto. Invece Monti scelse lo spirito sportivo, la lealtà, l’onestà. Coraggio e integrità che superano lo sport stesso e restano un esempio universale».

Giorgio Pasotti, se dovesse descrivere quella scena con una sola parola?

«Direi sportività. È l’unica parola che può racchiudere il gesto di Monti: un concetto che dovrebbe guidare tutti gli sport e tutti gli atleti. Oggi, purtroppo, lo vediamo sempre meno. Anzi, spesso capita di assistere all’esatto opposto: persone che, in sport molto più seguiti e remunerati, cercano di ingannare gli arbitri ed esultano per questo. Senza voler entrare nella polemica, è un livello di antisportività che sfiora l’imbarazzo. Monti invece ci ricorda che il vero valore sta nell’onestà e nel rispetto, non solo nel vincere».

Rosso Volante è anche una storia d’amore e di amicizia. Giorgio Pasotti, cosa le ha insegnato questo personaggio sui legami?

«Bisogna capire che Eugenio Monti era un uomo che ha sempre vissuto borderline, un confine molto labile tra la vita e la morte, inseguendo la velocità come unico punto di riferimento. Per lui, la velocità dava stabilità, dava senso alla vita. Solo quando incontrò l’amore, smise di gareggiare: come accade a molti grandi atleti, conoscere qualcuno da amare significa mettere da parte un po’ quella spinta estrema che definisce un campione. La vita di Monti ci insegna che i grandi legami richiedono attenzione e responsabilità. Uno che corre per centesimi e millesimi di secondo non può permettersi di avere la testa o il cuore altrove. Per questo, quando incontrò sua moglie nel 1969 – un anno dopo il ritiro – la sua vita cambiò: il pericolo, l’adrenalina e la libertà assoluta lasciarono spazio all’amore. Infatti l’unica libertà creativa che noi ci siamo presi è quella di aver messo in scena una storia d’amore prima del suo ritiro.

Monti era un “pazzo” nel senso più bello del termine: libero, autentico, un talento naturale che eccelleva in tutto ciò che faceva, dallo sci alla Formula 1. Non aveva nemmeno una macchina, viaggiava in moto per sentire il vento e vivere la libertà pienamente. Il suo esempio ci insegna che l’eccellenza nello sport e nei legami non si escludono a vicenda, ma richiedono coraggio, passione e rispetto per ciò che davvero conta».


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