Umbria

Rompe il naso della fidanzata con un pugno: condannato a 16 mesi di carcere

di En.Ber.

Un italiano di 49 anni finito sotto indagine con l’accusa di maltrattamenti in famiglia è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa) al termine del processo celebrato con rito abbreviato. La decisione è arrivata all’esito del procedimento davanti al giudice per l’udienza preliminare che ha ritenuto provato il quadro accusatorio ricostruito nel corso delle indagini coordinate dalla Procura di Perugia. Secondo quanto contestato l’imputato avrebbe sottoposto la fidanzata «a una serie di atti ripetuti nel tempo e lesivi della sua integrità fisica e morale, quali ingiurie, minacce, percosse e lesioni», creando un clima domestico caratterizzato da paura e tensione costante. Nelle carte si evidenzia come l’uomo avrebbe «determinato un insano clima di timore e tensione nel contesto familiare, infliggendo alla donna un regime di vita penoso e tormentoso, causandole profonde sofferenze e forti umiliazioni, costringendola a vivere in un perdurante stato di soggezione psicologica».

Il naso rotto Tra gli episodi contestati emerge una lunga serie di comportamenti ritenuti abituali e vessatori. All’imputato è stata riconosciuta anche l’«aggravante di aver commesso il fatto su donna in stato di gravidanza e in presenza del figlio minore». Secondo la ricostruzione accusatoria l’uomo avrebbe più volte aggredito la compagna «percossa con calci, pugni e prendendola per il collo» e, in un episodio risalente al giugno 2019, «a seguito di un litigio l’ha colpita con pugni rompendole le ossa nasali davanti al figlio minore». Non solo violenze fisiche, ma anche offese e umiliazioni: durante le festività natalizie del 2023 l’avrebbe «offesa con epiteti volgari dandole uno schiaffo». Nel capo di imputazione sono riportati inoltre «insulti e denigrazioni reiterate con frasi offensive del tipo ‘brutta grassona, drogata, alcolizzata, pazza» e una serie di minacce esplicite, anche tramite messaggi vocali Whatsapp dai toni intimidatori come «vengo là, ti trovo… tanto ti trovo… ti faccio perdere tutto… a costo di perderci tutti e tre… tu di sicuro» e «ti rovino… stai solo finendo la tua rovina… la tua rovina sta arrivando… godo come un porco». Tra gli episodi contestati figurano anche contatti con il datore di lavoro della donna, ai quali l’uomo avrebbe scritto «che era una tossica e alcolista e che la doveva licenziare, al fine di farle perdere il posto di lavoro», oltre al danneggiamento di oggetti in casa, tra cui «alcuni vasi cinesi presenti nell’abitazione» e «la porta presa a calci e danneggiata». L’imputato è stato difeso dall’avvocato Saschia Soli.

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