Roma-Milano, l’asse Calenda-Tajani e l’enigma Campidoglio 2027
L’iniziativa politica andata in scena a Milano ha messo in evidenza una convergenza programmatica tra Azione e Forza Italia, rafforzando l’asse tra il leader del partito di Calenda e il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Dal palco, Calenda ha ribadito l’impossibilità di una convivenza con le forze politiche considerate “estreme”, individuate nel Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte e nella destra più radicale rappresentata da Roberto Vannacci.
A livello nazionale, il dialogo tra le due aree moderate appare sempre più strutturato. Tuttavia, il quadro politico italiano resta fortemente condizionato dalle dinamiche territoriali, e Roma rappresenta una delle eccezioni più significative.
I passaggi verso il centrodestra nella Capitale
Nella Capitale, Azione sta registrando una perdita di figure politiche a favore di Forza Italia e del centrodestra moderato. Tra i casi più rilevanti figura quello di Francesco Carpano, già esponente di spicco del partito di Calenda a Roma, che ha formalizzato il proprio ingresso in Forza Italia.
A rafforzare il quadro contribuiscono anche i rientri nell’area di centrodestra di Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, ora collocate in Noi Moderati, segnale di una permeabilità crescente tra le due aree politiche.
Analoghi movimenti si stanno verificando anche a livello municipale, dove diversi consiglieri hanno scelto di lasciare Azione individuando nel partito guidato da Tajani una collocazione più stabile per l’area riformista.
Roma fa eccezione: il rapporto con Gualtieri
Nonostante queste dinamiche, il posizionamento romano di Azione appare differente rispetto ad altre grandi città. Se a Milano il partito non sembra orientato a sostenere una candidatura di centrosinistra come quella di Pierfrancesco Majorino, nella Capitale il rapporto con il sindaco Roberto Gualtieri si è progressivamente consolidato.
Un passaggio chiave è stato l’evento del 1° dicembre scorso, che ha visto la presenza di Carlo Calenda accanto a Gualtieri e ad Alessio D’Amato.
L’iniziativa è stata letta come l’avvio di un confronto programmatico in vista del prosieguo della consiliatura e, in prospettiva, di un possibile “Gualtieri bis”.
Nonostante le ripetute indiscrezioni che negli ultimi mesi avevano accreditato Calenda come possibile candidato sindaco “civico” sostenuto dal centrodestra, il leader di Azione sembra aver scelto di collocare la propria azione politica all’interno dell’attuale maggioranza capitolina, con l’obiettivo di rafforzarne l’impronta riformista e centrista.
Il nodo del referendum sulla giustizia
Il prossimo banco di prova per questa doppia traiettoria politica sarà rappresentato dal referendum sulla giustizia previsto per marzo. In quella occasione, Azione e Forza Italia condivideranno le stesse posizioni e parteciperanno insieme alla campagna referendaria.
Resta aperto l’interrogativo se questa convergenza resterà circoscritta ai temi della giustizia o se, nel medio periodo, il rafforzamento del dialogo con Forza Italia finirà per incidere sugli equilibri politici di Azione a Roma, mettendo alla prova il rapporto con il Partito Democratico e con l’amministrazione capitolina.
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