Roma è stata una casa per il mondo
Un lungo applauso, sentito e composto, ha accompagnato l’ingresso del Santo Padre nell’Aula Paolo VI. In platea, fianco a fianco, i vertici delle istituzioni italiane e vaticane: un colpo d’occhio che racconta meglio di molte parole il lavoro condiviso che ha sostenuto l’anno giubilare.
Tra i presenti, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, simboli di quella collaborazione tra Stato e Chiesa che ha permesso alla macchina organizzativa di reggere una delle prove più complesse degli ultimi anni.
Roma, una città che accoglie
Nel suo discorso di ringraziamento, Papa Leone ha voluto subito chiarire un punto: Roma non è stata soltanto la cornice monumentale del Giubileo, ma una vera e propria casa, capace di accogliere milioni di pellegrini.
Una città “ordinata e ospitale”, ha detto il Pontefice, che ha retto l’impatto di un afflusso straordinario senza perdere la propria anima.
Parole di gratitudine sono state rivolte a chi ha lavorato lontano dai riflettori. Alle istituzioni, per aver garantito servizi e mobilità in una fase eccezionale; alle forze dell’ordine, per una presenza costante e discreta a tutela della sicurezza; e soprattutto ai volontari, definiti dal Papa il “cuore pulsante” del Giubileo, testimoni concreti di uno spirito di servizio capace di parlare a credenti e non credenti.
Lo sguardo sui giovani
Uno dei passaggi più intensi del discorso è stato dedicato ai giovani, protagonisti silenziosi e visibili allo stesso tempo di questi dodici mesi. Ragazzi e ragazze che hanno riempito piazze, basiliche e santuari, portando energia e domande in un tempo segnato dall’incertezza.
Papa Leone ha lanciato un appello chiaro agli adulti e ai decisori politici: ascoltare davvero le nuove generazioni, offrire riferimenti credibili, assumersi la responsabilità di non lasciarle sole. Un monito che va oltre i confini ecclesiali e chiama in causa l’intera società.
Due santi come bussola per il futuro
A indicare una direzione concreta, il Pontefice ha richiamato due figure emblematiche della santità contemporanea: Carlo Acutis e Piergiorgio Frassati. Giovani, laici, capaci di vivere una fede incarnata nel quotidiano. Due esempi di quella che il Papa ha definito una “speranza concreta”, fatta di entusiasmo, impegno e attenzione verso i più fragili.
Un messaggio chiaro alle istituzioni: investire sui giovani significa anche scommettere su valori che tengano insieme fede, responsabilità e solidarietà.
Il sigillo della Speranza
L’incontro si è chiuso con la benedizione apostolica e un ultimo richiamo al tema che ha attraversato tutto il Giubileo: la Speranza.
Non come parola astratta, ma come scelta quotidiana, capace di tradursi in politiche, comportamenti e gesti concreti.
Un’eredità che ora passa dalle celebrazioni alla vita reale, dentro e fuori Roma.
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