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Rod Modell – Frequencies In The Fog: E dalla nebbia spuntarono i droni :: Le Recensioni di OndaRock

Rod Modell è uno dei pesi massimi del dub techno e delle sue anime più complete. Recentemente approdato a 13, sublabel di Silentes, lo statunitense noto soprattutto per i progetti Deepchord e cv313 ha aggiunto un ulteriore strato alla sua enorme discografia, un excursus fatto di paesaggi fumosi e lande introspettive, siano esse declinate dal battito opaco della cassa techno o nelle sue sfumature eteree. Come nel precedente “Northern Michigan Snowstorms“, e come nella totalità della sua carriera, il soundscape esplorato è quello brumoso, quasi una trasposizione emotiva e impressionistica della dolcezza invernale.

E tra un escapismo ambient e l’altro giunge “Frequencies In The Fog”, ennesimo tassello di armonie infinite su minime variazioni elettriche, appartenenti a una natura dai movimenti lenti e stratificati. L’opera è composta in due movimenti senza titolo, entrambi sui venti minuti, che si declinano, forse troppo, sulle medesime note reiterate con la lentezza di un atto meditativo, in cui tutto ciò che accade intorno diventa un ricamo digitale dalle movenze dub, tra crepitii e accordi che adornano in ogni modo possibile quella medesima tessitura sonora.

L’architettura dei brani è pressappoco simile, quasi speculare, con ogni sezione che dura all’incirca tre minuti e che ridefinisce il canone prima esposto secondo nuove coordinate. Ne emerge un lavoro forse tra i meno avvincenti di una discografia oltremodo entusiasmante.

17/02/2026




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