rivoluzione nella America’s Cup 2027
Ernesto Bertarelli è uno dei grandi protagonisti della America’s Cup: nel 2003 con il suo Alinghi ha strappato il trofeo al defender New Zealand, poi lo ha difeso con successo nel 2007 a Valencia, edizione storica per partecipazione e pubblico. Dopo la sconfitta del 2010 è rimasto come osservatore fino alla edizione del 2024, in cui ha riportato uno squadrone assieme a Red Bull. In realtà il limite alla sua partecipazione è stata la regola sulla nazionalità: in Svizzera non ci sono un numero di velisti “foiling” ad alto livello. Per lui era dunque fondamentale che questa regola cambiasse, come cambiassero altre cose nell’assetto della organizzazione del trofeo più antico del mondo. E’ stato uno dei principali promotori del “cambiamento” che ha portato alla America’s Cup Partnership, che per farla breve, distribuisce oneri e onori della Coppa tra tutti i partecipanti e non solo al defender. Il suo Tudor Alinghi è uno dei cinque partecipanti alla prossima edizione in programma a Napoli nel 2027.
«Questa partnership rappresenta l’impegno collettivo per elevare ulteriormente la vela sulla scena sportiva globale, restando fedeli alle tradizioni, ai valori e allo spirito competitivo dell’America’s Cup – ha detto – lavorando insieme per creare una struttura più trasparente e collaborativa, garantiamo che questa competizione iconica resti un riferimento per le generazioni future».
Il documento ACP, a parte essere infinito con le sue quasi 800 pagine che avete elaborato, è solido?
«E’ solido perché abbiamo passato molto tempo a costruirlo e viene da una mia esperienza da questo tipo di partnership che lega i partecipanti in modo contrattuale ma non definitivo. E’ quello che fa in modo che sia rispettato il Deed of Gift. Non lo mette da parte. È un poco come accade in Formula Uno».
Da dove arriva questa iniziativa?
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