Risarcimento danni per mancata assunzione a tempo indeterminato e assegnazione Carta del docente, oltre 61.000 euro ad un insegnante: vittoria legale Anief

Il Tribunale condanna il Ministero: 61mila euro di risarcimento e Carta del docente a un precario per abuso di contratti. Vittoria legale Anief
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito incassa una pesante sconfitta in tribunale sulla gestione del precariato. Un docente, assistito dai legali Anief, ha ottenuto una sentenza che riconosce l’illegittimità della successione continua di contratti a tempo determinato. Il giudice del lavoro ha stabilito che la mancata stabilizzazione costituisce un danno economico rilevante per il lavoratore, disponendo un maxi risarcimento che copre sia l’indennità per l’abuso dei termini contrattuali sia il recupero delle somme non erogate per la formazione professionale.
La sentenza quantifica con esattezza l’importo dovuto, calcolato sulla base dell’ultima retribuzione. Nel dispositivo il giudice condanna il Ministero al pagamento di “61.461,39 centesimi corrispondenti a 19 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR oltre interessi legati alla data della presente pronuncia al saldo” per accertata “sussistenza di un abuso nella reiterazione dei contratti a termine e per l’effetto condanna il Ministero convenuto al risarcimento del danno in favore della parte ricorrente”.
Oltre al risarcimento per la mancata immissione in ruolo, il tribunale ha affrontato il nodo della Carta del docente. È stato confermato che il diritto all’aggiornamento e alla formazione riguarda tutto il personale insegnante, indipendentemente dalla natura del contratto. Per questo motivo, al ricorrente sono stati riconosciuti gli arretrati del bonus da 500 euro per gli anni scolastici 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023, sanando così la discriminazione subita rispetto ai colleghi di ruolo.
Il magistrato ha quindi disposto il pagamento di un importo “complessivo di 1.500 euro tramite la carta elettronica del docente oltre interessi nella misura legale del dovuto al saldo”. Infine, il tribunale del lavoro ha condannato infine “il Ministero a fondere alla ricorrente le spese inerenti il restante giudizio liquidato in 1.030 oltre il rimborso spese forfettario”.
Source link




