Marche

ripreso dalla fototrappola nell’area vietata, patteggia 5 mesi


FABRIANO – È arrivato prima dell’alba, con il fuoristrada, tre cani da tartufo, il bastone per reggersi e la torcia frontale in testa. Per un’ora avrebbe rastrellato la tartufaia coltivata, di proprietà di una azienda del settore che li vendeva regolarmente. Protagonista un nonnino fabrianese di 80 anni, finito a processo davanti alla giudice Maria Elena Cola per furto aggravato di tartufi.

L’episodio

I fatti risalgono al 12 agosto del 2024, in località Poggio San Romualdo, nel comune di Fabriano, all’interno della tartufaia di proprietà di una società agricola che gestisce attività di coltivazione e anche ricettive. Un’area boschiva accessibile al pubblico, ben visibile e conosciuta ma coltivata e recintata, dove da tempo la proprietà segnalava ammanchi sospetti. Dopo le denunce, i carabinieri forestali hanno deciso di installare una fototrappola a infrarossi per vedere cosa succedeva nelle ore notturne.

La telecamera speciale è stata posizionata l’8 agosto, nascosta tra la vegetazione, puntata proprio sulla zona più produttiva e oggetto di furti. Dopo pochi giorni, andando a visionare i filmati della fototrappola, i militari hanno fatto bingo.

La notte tra l’11 e il 12 agosto, attorno alle 5, la telecamera ha ripreso un fuoristrada che si è fermato sullo sterrato. È sceso un anziano che camminava a fatica, con pantaloni mimetici, un gilet e la torcia frontale per illuminare il terreno. Aveva con sé tre cani, un bastone e un vanghetto, l’attrezzo tipico per estrarre i tartufi dalla terra. Le immagini, secondo l’accusa, sono state chiarissime: si vedeva un cane riportare un tartufo e l’uomo premiarlo, prima di continuare la ricerca per quasi un’ora, fino alle prime luci dell’alba.

Ripresa la targa

Inquadrata nitidamente anche la targa del fuoristrada, intestata proprio all’imputato. I forestali lo avrebbero riconosciuto subito, perché l’80enne era già noto per episodi simili in passato. Il reato contestato è era quello del furto aggravato perché commesso su cose esposte per necessità o per destinazione alla pubblica fede, aggravante che scatta anche per i prodotti agricoli lasciati sul fondo. Ieri era fissata l’udienza predibattimentale.

L’uomo, difeso dall’avvocato Sergio Poeta, pur avendo sempre rigettato le accuse, ha scelto di patteggiare: 5 mesi, con pena sospesa.




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