ripascimento e barriere. «Studio e poi il progetto»
ANCONA Il mare continua a sferzare la costa. Mentre ieri gli operatori di Portonovo si trovavano in Regione a colloquio con l’assessore Consoli – insieme al presidente del Parco del Conero e all’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Ancona – la baia veniva battuta da onde impetuose. Un’emergenza meteomarina che dura da giorni. Un problema che si manifesta da anni, ad ogni mareggiata, e a cui urge trovare una soluzione. Ma dal summit di ieri a Palazzo Leopardi sembra essersi trovata, se non altro, una modalità di azione fondata su principi concreti. L’assessore Consoli ha delineato tre mosse: a breve, medio e lungo termine.
Il primo step
«Subito il paleggiamento dei materiali trascinati via dalla furia della mareggiata» illustra il titolare della delega regionale alla Difesa della costa. «Dovranno pensarci in prima battuta gli operatori della baia – specifica Tombolini – poi, se dovesse essere necessario, interverremo economicamente in sostegno noi come Comune in un secondo momento».
Il paleggiamento non è altro che una misura tampone. Prevede unicamente il trasferimento del materiale di accumulo da dove è stato depositato dalla mareggiata al tratto di provenienza. Altrimenti la soluzione più incisiva, a medio termine, è quella del ripascimento.
«L’abbiamo fatto nel 2023, ma già dopo nemmeno tre anni c’è bisogno di un nuovo intervento» sottolinea Tombolini. Perciò dalla Regione arriva l’apertura a finanziare «un progetto per la realizzazione di infrastrutture di protezione» afferma Consoli, che contenga anche «una rimodulazione della frequenza dei ripascimenti, ad oggi prevista ogni 5 anni» precisa Tombolini.
«Appena faremo la prossima variazione di bilancio, allocheremo le risorse» assicura l’assessore regionale. Per infrastrutture – ovvero interventi a lungo termine – si intendono «barriere soffolte o semisoffolte, oppure i nostri tecnici hanno avanzato l’ipotesi dei cosiddetti reef wall». Ovvero barriere artificiali da collocare sui fondali, rimanendo al di sotto della superficie marina. Dunque non emerse.
La ricerca
Il tema è complesso. Infatti, prima di progettare la soluzione più consona, c’è bisogno di uno studio scientifico che molto probabilmente Regione e Comune intendono appaltare all’Univpm. Come già illustrato sulle nostre pagine dal prof Brochini, docente del Dipartimento Ingegneria Civile, Edile e dell’Architettura dell’Univpm, la costa di Portonovo affaccia su direttrici diverse. Dunque rende più difficile trovare una misura di protezione che vada bene per tutto il tratto che interessa la baia. Ad ogni modo i tempi per la relazione del progetto non sono proprio immediati: «L’iter durerà circa otto mesi» fa sapere Tombolini.
«Mentre per avere una Via (Valutazione di impatto ambientale, ndr) propedeutica all’avvio di un ripascimento ci possono volere dai sei mesi a un anno» specifica Consoli. In tutto ciò, da tenere presente il progetto di arretramento delle strutture. Un’operazione su cui si dibatte da anni, ma ancora non c’è una vera e propria road map. Gli operatori della baia hanno consegnato, ognuno per proprio conto, un progetto di massima per l’arretramento della rispettiva attività. Ma non tutti possono attuarlo. Ad esempio, il ristorante Bonetti ha già arretrato la propria struttura con la ricostruzione dopo il rogo che ha distrutto lo stabilimento nel 2020. Un ulteriore spostamento non sarebbe possibile, visto che alle spalle c’è il bosco. Ad ogni modo il vertice di ieri ha posto basi concrete per interventi di tutela. Ma i tempi non sono immediati. E intanto il mare continua a mangiare pezzi di spiaggia.




