rinvio a giudizio per 7 medici del Mazzoni. Per l’accusa potevano salvargli la vita

ASCOLI – Morì a seguito delle complicanze di un intervento chirurgico dopo circa un mese e mezzo di ricovero. A distanza di oltre quattro anni, il gup del tribunale di Ascoli, Barbara Caponetti, ha disposto il rinvio a giudizio di sette medici dell’ospedale Mazzoni, chiamati a rispondere di omicidio colposo per la morte di un paziente 60enne avvenuta il 16 ottobre 2021 nel reparto di Rianimazione. Il processo inizierà il 26 marzo davanti al giudice Olivieri. I familiari — madre, moglie, figlio e sorella — si sono costituiti parte civile, mentre l’Ast è stata citata come responsabile civile attraverso la gestione liquidatoria dell’Ast di Ancona.
La storia
La vicenda risale alla fine di agosto 2021, quando l’uomo fu ricoverato per essere sottoposto a un intervento chirurgico, necessario per l’asportazione di una doppia neoplasia neuroendocrina. Durante l’operazione si verificò la lacerazione della vena mesenterica superiore, complicanza che — secondo la Procura — fu gestita correttamente con una sutura e non costituisce profilo di colpa. Due giorni più tardi, però, le condizioni cliniche cambiarono: comparve uno shock emorragico con grave anemia. Una Tac evidenziò un voluminoso ematoma addominale e segni di sanguinamento. Secondo l’accusa, a quel punto non sarebbe stato disposto un tempestivo intervento di revisione chirurgica né sospesa la terapia antiaggregante. Omissioni che — per gli inquirenti — sarebbero proseguite anche nei giorni successivi, nonostante il progressivo peggioramento del quadro clinico. Durante il ricovero l’uomo fu colpito anche da un infarto, superato grazie a un’angioplastica. Ma la situazione rimase critica: ai valori ematici sempre più compromessi si aggiunsero complicazioni infettive che portarono al trasferimento in Terapia intensiva.
Il decesso
Dopo circa un mese e mezzo di degenza, sopraggiunse la morte per emorragia cerebrale. Per la Procura, un nuovo intervento chirurgico avrebbe avuto un’elevata probabilità di salvare la vita al paziente. Agli imputati vengono contestate, a vario titolo, negligenza, imprudenza e imperizia nella gestione post-operatoria. I medici respingono ogni addebito.




