Umbria

Rinviata a giudizio l’insegnante accusata di violenze verso una ragazzina autistica


di Maurizio Troccoli e Chiara Fabrizi

È stata rinviata a giudizio l’insegnante di sostegno accusata di maltrattamenti aggravati nei confronti di una dodicenne affetta da autismo infantile. Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto gravi gli indizi di colpevolezza a carico della docente e ha disposto che venga celebrato il processo, che dovrebbe aprirsi a partire dalla prossima estate.

Nel frattempo la famiglia della ragazzina annuncia una nuova iniziativa giudiziaria che punta ad allargare il perimetro degli accertamenti: l’avvocato Antonio Francesconi spiega infatti a Umbria24 che è stato depositato «un esposto alla procura della Repubblica di Spoleto finalizzato a fare luce sul comportamento del restante personale». Secondo i familiari, infatti, resta un nodo centrale da chiarire: come sia stato possibile che la dodicenne venisse sistematicamente allontanata dalla propria classe senza che nessun altro se ne accorgesse o intervenisse, anche considerando che – in base a quanto emergerebbe dalle indagini – la ragazza avrebbe trascorso lontano dai compagni praticamente intere giornate scolastiche.

Nel procedimento penale, inoltre, i familiari non si sono costituiti parte civile. Una scelta maturata dopo una valutazione con il legale: la famiglia, infatti, starebbe prendendo in considerazione l’avvio di un’azione civile nel caso in cui non dovesse essere raggiunta «una soluzione bonaria con l’assicurazione che fa capo al ministero», con la quale sono già in corso interlocuzioni.

La vicenda riguarda una docente di 45 anni residente a Spoleto e in organico in una scuola media del comprensorio. Le contestazioni della procura di Spoleto – che aveva chiesto il rinvio a giudizio – si riferiscono a un arco temporale compreso tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. Nel periodo al centro degli accertamenti, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti anche tramite telecamere installate nell’edificio scolastico, la docente avrebbe tenuto condotte minacciose, denigratorie e violente nei confronti della minorenne, con urla e insulti.

Nella ricostruzione accusatoria, alla docente vengono contestati anche episodi di violenza fisica: schiaffi (anche al volto), colpi alle mani, alle cosce e alla schiena, strattoni e urti contro arredi e porte. Tra i fatti contestati anche l’episodio in cui la dodicenne sarebbe stata afferrata per i capelli in un corridoio della scuola e quello di un pizzico alla mano durante una crisi. Sempre secondo l’impianto accusatorio, frequenti sarebbero stati anche gli allontanamenti della ragazzina dalla classe, con l’obbligo di trascorrere da sola l’orario scolastico in una stanza dedicata, mentre l’insegnante – secondo quanto riportato negli atti – avrebbe mostrato disinteresse, passando parte del tempo al telefono.

La famiglia, assistita dall’avvocato Francesconi, lega la vicenda anche a un cambiamento improvviso nei comportamenti della dodicenne, che fino alle elementari avrebbe mostrato un «percorso di crescita significativo». «Parliamo di una ragazzina che – dimostrabile con materiale documentale – ha avuto una significativa crescita sia sul versante dell’apprendimento che delle relazioni durante l’intero ciclo delle scuole elementari», spiega il legale, aggiungendo che i familiari avevano registrato «risultati sorprendenti» e una capacità di comunicazione che non si aspettavano.

Poi, con il passaggio alle scuole medie, il quadro sarebbe cambiato radicalmente. «Una totale chiusura – spiega Francesconi – e poi una vera regressione». Ai familiari, oltre ai segni sul corpo che avrebbero inizialmente lasciato dubbi e interrogativi, appariva incomprensibile anche la trasformazione comportamentale: «Strilli, pianti, disperazione per non volere più frequentare la scuola». Un cambiamento che, sottolinea il legale, aveva assunto tratti drammatici: «Da un momento all’altro quella bambina non era più riconoscibile nei suoi comportamenti e non riusciva più a fare tutto quello che aveva imparato in precedenza». E ancora: «Un danno significativo nella crescita che difficilmente potrà essere recuperato».

Sul fronte scolastico, oggi la situazione sarebbe migliorata: la dodicenne è affiancata, nella stessa scuola, da due insegnanti di sostegno. «Con le quali si trova bene – spiega il legale –. Registriamo segni di miglioramento che ci fanno gioire, poiché la ragazzina ha ripreso a tornare a scuola volentieri».

Francesconi riferisce anche di un cambio di clima nel rapporto con l’istituto, grazie all’attuale dirigenza: «È stato possibile avere proficui colloqui, volti a una migliore conoscenza del caso e alla valutazione di tutti gli strumenti possibili da attivare per il migliore affiancamento della ragazzina che sta avvenendo come auspicato».

Resta invece, secondo il legale, un’assenza istituzionale che la famiglia considera significativa: «Dispiace invece l’assoluta assenza del Comune. Nonostante l’opposizione abbia più volte sollecitato una presa di posizione sul caso, la maggioranza ha preferito il silenzio. E questo nonostante il sindaco facesse parte del corpo docenti della scuola, proprio dove sono accaduti i fatti».

I familiari, intanto, accolgono con soddisfazione la decisione del giudice e ribadiscono fiducia nell’operato della magistratura. Secondo quanto riferito, esprimono «gioia per la decisione del giudice e fiducia nella magistratura che ha agito in assoluta autonomia riuscendo a realizzare un quadro probatorio convincente» per arrivare al rinvio a giudizio della docente.

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