Friuli Venezia Giulia

Rincaro sigarette: proposta per la salute pubblica

25.01.2026 – 16.00 –  La proposta di aumentare di cinque euro il prezzo delle sigarette non arriva dal governo né da un’iniziativa parlamentare, ma direttamente dal mondo scientifico e sanitario. A promuoverla sono alcune delle principali realtà impegnate nella prevenzione e nella cura dei tumori, tra cui l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), la Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro e la Fondazione Umberto Veronesi. L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre il numero di fumatori e rafforzare il finanziamento della sanità pubblica e della ricerca oncologica, utilizzando la leva del prezzo come strumento di prevenzione.

Dal punto di vista formale, la misura è stata presentata come proposta di legge di iniziativa popolare. Questo significa che, prima di arrivare in Parlamento, deve superare un passaggio obbligato: la raccolta di almeno 50 mila firme valide da parte dei cittadini. La sottoscrizione avviene attraverso la piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia, utilizzando strumenti di identità digitale come SPID, CIE o CNS. Nei primi giorni di avvio della campagna, sono già state raccolte migliaia di firme, un segnale di attenzione che però non garantisce automaticamente l’esito positivo dell’iniziativa.

L’idea di fondo è che un aumento netto del prezzo sia molto più efficace dei piccoli rincari graduali adottati finora. Secondo i promotori, un incremento di cinque euro a pacchetto potrebbe portare a una riduzione significativa dei consumi, soprattutto tra giovani e fasce sociali più fragili, più sensibili alle variazioni di prezzo. Il fumo resta infatti una delle principali cause evitabili di morte, responsabile di decine di migliaia di decessi ogni anno e strettamente legato all’insorgenza di numerosi tumori, oltre che a malattie cardiovascolari e respiratorie.

Un altro punto centrale della proposta riguarda la destinazione delle entrate aggiuntive. L’aumento del prezzo genererebbe nuove risorse fiscali che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbero essere vincolate al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, alla prevenzione e alla ricerca sul cancro. L’idea è quella di creare un meccanismo di responsabilità collettiva, in cui il consumo di prodotti nocivi contribuisca a coprire i costi sanitari e sociali che ne derivano.

Resta però aperta la questione della reale possibilità che la proposta vada in porto. Anche se la raccolta firme dovesse raggiungere il quorum richiesto, il Parlamento non è obbligato ad approvarla. Le Camere potranno discuterla, modificarla o respingerla, e il confronto politico sarà inevitabile. Un aumento di cinque euro rappresenterebbe infatti un intervento molto incisivo, destinato a sollevare resistenze legate al rischio di contrabbando e all’impatto sulle fasce di reddito più basse, dove la percentuale di fumatori è spesso più alta.

In questo senso, la proposta appare più come una spinta forte al dibattito pubblico che come una misura di immediata applicazione. Anche qualora non venisse approvata nella sua forma attuale, potrebbe comunque influenzare le politiche future, rafforzando l’idea che la lotta al tabagismo passi anche da scelte fiscali coraggiose. In gioco non c’è solo il prezzo di un pacchetto di sigarette, ma soprattutto la possibilità di ridurre una delle principali cause evitabili di malattia e morte nel Paese.

[e.c.]




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