rinasce il polo sanitario di via del Corso
Niente Pronto Soccorso, nessun Dipartimento di emergenza-urgenza. Ma il San Giacomo, storico presidio sanitario nel cuore di Roma, è pronto a tornare a vivere con una nuova identità: quella di centro sanitario territoriale di ultima generazione.
Una trasformazione radicale per l’ospedale fondato nel XIV secolo e chiuso nel 2008, che segna un punto di svolta per l’assistenza in un quadrante della città rimasto per anni orfano di servizi sanitari pubblici.
A rivendicare il risultato è il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che parla di «una restituzione doverosa di cure e assistenza a un’area che ha pagato un prezzo altissimo dopo la chiusura del San Giacomo». I fondi sono stati sbloccati, il progetto è pronto a entrare nella fase operativa e l’obiettivo è quello di costruire una struttura moderna, integrata nella rete della sanità territoriale.
Come cambia il San Giacomo
Il nuovo San Giacomo sarà completamente ristrutturato e si svilupperà su quattro livelli, per una superficie complessiva di circa 11 mila metri quadrati. Non un ospedale tradizionale, ma un hub sanitario multifunzionale, pensato per intercettare i bisogni di una popolazione sempre più anziana e fragile.
Nel piano seminterrato troveranno spazio la diagnostica per immagini, un blocco operatorio destinato a piccoli interventi e le centrali tecnologiche. Il piano terra sarà il vero punto di accesso alla struttura, con una grande hall, una sala conferenze, l’area fisioterapica, ambulatori specialistici e uffici amministrativi.
Il primo piano ospiterà l’Ospedale di Comunità, con 80 posti letto, affiancato da un centro dialisi e da una RSA. Al secondo piano, infine, sarà realizzata l’area di lungodegenza, con ulteriori 60 posti letto, destinati ai pazienti che necessitano di assistenza prolungata ma non di cure ospedaliere intensive.
La frecciata al Campidoglio
Accanto alla soddisfazione istituzionale, non mancano però le tensioni politiche. Rocca, nel presentare il progetto, ha lanciato un messaggio diretto al Campidoglio e al sindaco Roberto Gualtieri, chiamando in causa un nodo tutt’altro che secondario: l’accessibilità.
«Il San Giacomo deve essere accessibile a tutti – ha sottolineato il presidente della Regione –. Una volta definito il progetto partiremo con i lavori, ma ci auguriamo che il Comune di Roma faccia la sua parte realizzando i parcheggi necessari. Senza un intervento sulla viabilità e sulla sosta, il rischio è che l’accessibilità resti solo sulla carta».
Un avvertimento che suona come una stoccata politica, mentre resta aperto il tema della collaborazione istituzionale tra Regione e Comune su un’area storicamente complessa dal punto di vista urbanistico.
Le scadenze
La tabella di marcia, per una volta, è stata messa nero su bianco. Entro la fine del 2026 è previsto l’avvio ufficiale del cantiere di ristrutturazione.
Se i tempi saranno rispettati, una prima parte della struttura potrebbe essere inaugurata già entro la fine del 2027, probabilmente con l’apertura dell’area ambulatoriale o dell’Ospedale di Comunità.
Dopo quasi vent’anni di chiusura e polemiche, il San Giacomo si prepara così a riaprire le porte. Non più come ospedale d’emergenza, ma come simbolo di una sanità che cambia pelle e prova a riavvicinarsi ai territori. Una scommessa che ora passa dai cantieri, e dalla capacità delle istituzioni di lavorare insieme.
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