Lazio

Rimosso l’angelo-Meloni nella Basilica di San Lorenzo in Lucina

La Basilica di San Lorenzo in Lucina è tornata al silenzio raccolto della preghiera. L’affresco finito al centro delle polemiche è stato infatti coperto, ponendo fine a giorni di discussioni, curiosità e flussi continui di visitatori attratti più dall’immagine che dalla liturgia.

La decisione è arrivata su iniziativa dello stesso decoratore, che avrebbe scelto di fare un passo indietro per placare una situazione ormai diventata ingestibile per la parrocchia.

Una scelta maturata dopo che l’opera — in particolare il volto del cherubino — aveva trasformato una chiesa del centro storico in una sorta di tappa obbligata per selfie e fotografie, snaturando la funzione del luogo di culto.

A spiegare le ragioni della rimozione è stato il parroco della Basilica, monsignor Daniele Micheletti, che ha parlato senza giri di parole di una situazione non più sostenibile. «C’era una processione continua di persone che entravano solo per fotografare l’angelo — ha spiegato —, non per ascoltare la messa o per pregare. Non era più possibile andare avanti così».

Ma non solo. Secondo il parroco, l’immagine aveva assunto una natura divisiva, generando contrapposizioni e polemiche incompatibili con la serenità di un edificio sacro. Da qui la decisione di coprire l’affresco, ritenuta l’unica strada per riportare equilibrio all’interno della Basilica.

La vicenda, però, non si è fermata all’aspetto pastorale e ha aperto anche un caso burocratico e istituzionale. Sebbene il Vicariato fosse a conoscenza di un intervento di restauro conservativo avviato nel 2023, la modifica del volto del cherubino è stata definita come un’“iniziativa del decoratore” non comunicata agli organismi competenti.

Ora, per un eventuale futuro ripristino, la procedura si annuncia rigorosa. Il Ministero della Cultura, attraverso la soprintendente Daniela Porro, ha chiarito che saranno necessari diversi passaggi formali: l’autorizzazione del Fondo Edifici di Culto (FEC) del Ministero dell’Interno, proprietario della chiesa; il nulla osta del Vicariato; e infine l’approvazione di un bozzetto da parte della Soprintendenza Speciale di Roma.

Intanto, il “caso dell’angelo” ha continuato a far discutere anche fuori dalla Basilica. La premier Giorgia Meloni aveva scelto l’ironia per smorzare i toni, commentando sui social: «No, di certo non somiglio a un angelo».

Ma il dibattito si è rapidamente allargato, toccando temi come il diritto d’autore, il confine tra restauro e reinterpretazione artistica e il decoro dei luoghi sacri.

All’uscita della chiesa, Federico Falcolini, vicino al parroco, ha liquidato la vicenda come una polemica eccessiva: «Si è scatenata una tempesta in un bicchiere d’acqua. Ma se l’opera ha creato scandalo, allora hanno fatto bene a rimuoverla».

Per ora, dunque, cala il sipario sull’affresco. E tra autorizzazioni, pareri e carte bollate, la Basilica di San Lorenzo in Lucina prova a tornare alla sua dimensione originaria: quella del raccoglimento.

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