Rigopiano, a Chieti il ricordo di Dino Di Michelangelo: “Ora aspettiamo giustizia” [FOTO]

A nove anni dalla tragedia dell’Hotel Rigopiano, Chieti si è stretta ancora una volta attorno alla famiglia di Dino Di Michelangelo, il poliziotto teatino morto sotto le macerie del resort insieme alla moglie. Una cerimonia di commemorazione si è svolta al monumento di via d’Aragona, con la partecipazione delle autorità civili e militari e la presenza delle forze dell’ordine, dei colleghi di Dino e dei rappresentanti dell’amministrazione comunale.
«Ci ritroviamo in questo abbraccio a nove anni ormai di una tragedia che ha segnato pesantemente la nostra regione, la nostra città, la nostra storia di abruzzesi», ha detto il sindaco Diego Ferrara. «È un dolore personale che diventa collettivo, che potrà stemperarsi solo con il raggiungimento di una giustizia terrena e umana. Il Comune di Chieti ci sarà sempre. Come sindaco prendo l’impegno che in occasione del decimo anniversario, l’anno prossimo, questo belvedere porterà il nome di Dino Di Michelangelo, come di certo farà piacere sia alla famiglia anagrafica, sia a quella dei colleghi della polizia di Stato».
Al fianco del primo cittadino erano presenti il presidente del Consiglio comunale Luigi Febo, il vicesindaco Paolo De Cesare, gli assessori Manuel Pantalone e Teresa Giammarino, il questore Leonida Marseglia e la polizia locale. Accanto a loro, come sempre, Loredana Lazzari e Alessandro Di Michelangelo, madre e fratello di Dino.
«Ogni volta ricordare Dino è doloroso ma necessario – hanno dichiarato –. Quest’anno ci stringiamo anche al dolore delle famiglie che a Capodanno hanno perso i propri ragazzi nell’assurda tragedia di Crans-Montana. Solo chi ha vissuto questo dolore può capire e dare loro forza per affrontare ciò che li attende».
Poi il pensiero alla sentenza attesa per l’11 febbraio a Perugia, nell’appello bis per la tragedia di Rigopiano: «La verità è emersa, i responsabili sono stati individuati. La Cassazione ha detto chiaramente che non è stata solo la natura a causare la tragedia, ma l’incapacità e la negligenza di tanti. Ora tocca ai giudici di Perugia scrivere la parola fine. Ci aspettiamo giustizia per le 29 vittime e per chi, come nostro padre o Gianni Colangeli, non ce l’ha fatta a sopportare il dolore. Un grazie speciale alla polizia di Stato, una seconda famiglia per Dino e per noi: senza di loro non ci saremmo mai più rialzati».
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