Rifiuti urbani spacciati per speciali, scoperto traffico illecito
Un complesso sistema di gestione illecita e traffico internazionale di rifiuti speciali è stato smantellato dalla Guardia Costiera di Bari, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica. L’indagine è culminata oggi nell’esecuzione di un’ordinanza di misure cautelari nei confronti del titolare di una ditta che opera nel campo della raccolta, tratta-mento e gestione dei rifiuti.
L’origine dell’inchiesta
Tutto ha avuto inizio nel novembre 2021, durante i controlli di routine nel porto di Bari. L’attenzione degli investigatori del Centro Coordinamento Ambientale Marino è stata attirata dal transito sospetto di trailer carichi di una merce mai vista prima sulla rotta verso la Grecia.
La comparsa di queste spedizioni non è stata casuale. Proprio in quel periodo, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea aveva stabilito un principio fondamentale: i rifiuti urbani non differenziati, anche se sottoposti a trattamento meccanico, devono essere considerati “rifiuti urbani” se le loro proprietà iniziali non risultano alterate. Tale classificazione impone il rispetto dei principi di autosufficienza e prossimità, permettendo alle autorità di opporsi all’esportazione per favorire lo smaltimento locale.
Il sistema: documenti falsi e profitti illeciti
Secondo l’impianto accusatorio, tra il 2021 e il 2023 l’azienda avrebbe messo in piedi un’organizzazione stabile e strutturata per eludere le normative ambientali. Il meccanismo ipotizzato dagli inquirenti prevedeva l’alterazione della classificazione, dove rifiuti derivanti dal ciclo urbano venivano formalmente registrati come rifiuti speciali attraverso procedure irregolari. C’era anche l’evasione della tracciabilità per cui venivano simulate operazioni di recupero finale mai realmente effettuate. E poi c’era anche falso documentale con certificazioni non veritiere per ottenere lo svincolo di garanzie fidejussorie.
L’obiettivo finale era il conseguimento di un ingiusto profitto, derivante dal drastico risparmio sui costi che una corretta gestione dei rifiuti avrebbe comportato.
I provvedimenti e gli indagati
Il Tribunale di Bari ha disposto il sequestro preventivo dell’azienda e dei suoi asset produttivi situati a Tarsia e Santa Sofia D’Epiro. Al titolare della ditta è stata notificata la misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale. L’inchiesta non coinvolge solo i vertici aziendali: tra gli indagati figurano anche un collaboratore del titolare e alcuni funzionari e dirigenti della Regione Calabria. Le accuse ipotizzate vanno dall’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti alla violazione del Regolamento Europeo 1013/2006. Nonostante il provvedimento di sequestro, l’operatività della ditta – che gestisce la raccolta dei rifiuti solidi urbani in diversi comuni della provincia di Cosenza – non si fermerà. L’azienda è stata infatti affidata a un Amministratore Giudiziario che ne garantirà la gestione nel rispetto della legalità. Dalla Procura precisano, infine, che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e che le responsabilità dei soggetti coinvolti dovranno essere confermate nel corso del successivo iter processuale.




