Umbria

Rider, in Umbria arriva una legge per la sicurezza sul lavoro digitale

di Sara Calini

Rafforzare tutele, sicurezza e trasparenza per chi lavora tramite piattaforme digitali, a partire dai rider. È questo l’obiettivo della proposta di legge regionale illustrata dalla consigliera Maria Grazia Proietti, in quota Pd, stamattina. Il provvedimento nasce per accompagnare la crescita dell’economia digitale evitando che l’innovazione generi nuove forme di sfruttamento del lavoro.

Una legge necessaria Negli ultimi anni il lavoro che attraverso le piattaforme digitali è cresciuto rapidamente anche in Italia, trasformando diversi settori dell’economia delle città, in particolare quello delle consegne a domicilio e di chi le effettua. A livello nazionale i lavoratori del food delivery sono stimati in circa 15mila e il settore continua a crescere. Anche in Umbria il fenomeno è ormai stabilmente presente nei principali centri urbani. «Accanto ai giovani alla prima esperienza lavorativa – spiega il consigliere Francesco Filipponi (Pd) in assemblea – aumenta anche il numero di lavoratori over 40 che utilizzano le piattaforme digitali per integrare il reddito o far fronte alla perdita di occupazioni più stabili». «Se da un lato si sono create nuove opportunità occupazionali – chiarisce la consigliera Proietti – dall’altro sono emerse criticità legate alla precarietà dei rapporti di lavoro, alla sicurezza e alla trasparenza». Le recenti inchieste giudiziarie sul sistema di caporalato nelle consegne legate a piattaforme come Deliveroo e Glovo hanno riportato il tema al centro del dibattito pubblico. Secondo quanto emerso dalle indagini, molti rider infatti operano in condizioni di forte sfruttamento e in mancanza di tutele sindacali e per la loro sicurezza.

L’iter Secondo quanto ricordato in aula da Filipponi, l’Umbria è tra le prime Regioni italiane a cercare di strutturare una normativa specifica a tutela di chi lavora tramite piattaforme digitali. Prima con il tesserino identificativo lo scorso dicembre, poi oggi con la proposta di legge – il cui testo è stato approvato all’unanimità dalla terza commissione consiliare permanente il 25 febbraio – che mira a garantire condizioni di lavoro più sicure e dignitose per chi opera tramite piattaforme digitali. Durante l’iter in commissione sono state ascoltate anche parti sociali, enti locali e rappresentanti sindacali. 

La legge Il disegno di legge presentato giovedì 5 marzo – approvato con 6 astenuti e 11 favorevoli – introduce diversi strumenti per monitorare e regolare il lavoro tramite piattaforme digitali. Tra le misure principali c’è l’istituzione del registro regionale del lavoro digitale, articolato in due sezioni: l’anagrafe volontaria dei lavoratori e quella delle piattaforme, vincolata al rispetto delle tutele previste dalla normativa regionale. È prevista poi anche la nascita di una consulta regionale del lavoro digitale, che riunirà rappresentanti delle istituzioni, dei sindacati, delle piattaforme e del mondo accademico. A questo organismo spetterà il compito di analizzare l’evoluzione del fenomeno e proporre interventi di prevenzione e vigilanza. La Regione dovrà elaborare anche una Carta dei diritti dei lavoratori digitali, pensata per promuovere standard di tutela e sensibilizzare anche i consumatori verso scelte di consumo responsabile. Tra le novità più importanti c’è la possibilità per la presidente della Giunta di emanare ordinanze urgenti in caso di condizioni meteorologiche avverse che possano mettere a rischio l’incolumità dei rider. In questi casi le piattaforme avranno l’obbligo di comunicare tempestivamente ai lavoratori le prescrizioni stabilite. 

Costo zero per la Regione La legge non prevede nuovi oneri per il bilancio della Regione. Come è stato ricordato in aula in sede di discussione, l’articolo 11 del testo introdurrà infatti una «clausola di invarianza finanziaria», stabilendo che tutte le misure previste saranno realizzate utilizzando risorse e strutture già disponibili. In particolare, il registro del lavoro tramite piattaforme digitali verrà realizzato all’interno del portale digitale di Arpal Umbria, sfruttando gli strumenti informatici già esistenti. L’obiettivo è quindi attuare le nuove misure di monitoraggio e tutela senza aumentare la spesa pubblica, ma migliorando il coordinamento tra gli enti e l’organizzazione delle risorse regionali.

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