Ricerca, viticoltura femminile modello di parità di genere, redditi +5% – Vino
Il divario di genere in agricoltura
resta un tema aperto, ma il settore vitivinicolo sta tracciando
una rotta diversa, agendo da vero e proprio laboratorio di
parità. Secondo una ricerca del Crea, presentata al Vinitaly in
collaborazione con l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino,
le imprese a guida femminile non solo competono ad armi pari con
quelle maschili, ma registrano redditi medi superiori del 5%.
Questo dato suggerisce che, dove le condizioni di partenza sono
più equilibrate, il talento femminile riesce a esprimere appieno
il proprio potenziale. Come evidenziato da Andrea Rocchi,
presidente del Crea-Ve, da questa ricerca arrina “un segnale
importante per tutto il sistema agricolo”.
Il successo di queste realtà non risiede in una presunta
‘innovazione al femminile’, ma in un modello gestionale che
valorizza aspetti spesso meno visibili ma cruciali. Si parla di
un’innovazione organizzativa, relazionale e comunicativa che
abbraccia l’intera filiera, dalla cura della produzione alla
gestione strategica dell’enoturismo. Un punto di forza
distintivo emerso dall’indagine riguarda l’autonomia economica.
Nel vino, gli aiuti pubblici incidono meno sul reddito rispetto
ad altri comparti e, soprattutto, non costituiscono un fattore
discriminante tra i generi. Le imprese guidate da donne mostrano
una spiccata capacità di generare valore in modo autonomo,
puntando sulla solidità strutturale e sulla resilienza nel lungo
periodo. Il legame con il territorio rappresenta un’altra leva
strategica; la capacità di dialogare con le comunità locali e di
aprirsi all’accoglienza non è considerata un elemento accessorio
ma parte integrante del modello di business. La viticoltura non
deve essere considerata un caso isolato o un’eccezione
fortunata, ma un modello da osservare con attenzione e da
replicare su scala più vasta, indicando una direzione chiara per
il futuro dell’intero comparto agricolo, provando che
l’equilibrio di genere non è solo una questione di equità
sociale, ma un potente motore di innovazione e di crescita
economica per l’intero sistema nazionale.
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