Riccione ospita Walk & Run for Women, tra sport e sfide per la parità di genere
Una parità (sportivamente) realizzata
Relazioni paritarie, già. Se vogliamo parlare di parità di genere nelle competizioni possiamo dire che, a parte qualche specialità, è ormai realizzata. Anche nei numeri visto che, alle prossime Olimpiadi di Los Angeles (2028) ci sarà addirittura il sorpasso con più donne iscritte (50,77) rispetto agli uomini ((49,3). Concludendosi così una rincorsa che dura da più un secolo perché alle prime Olimpiadi del 1896 nessuna donna poté partecipare per precisa indicazione di Pierre de Coubertin, ideatore, come è noto, dei Giochi moderni, ma fermamente contrario (“una cosa davvero antiestetica…”), alla pratica femminile dello sport. «Certo nelle competizioni molto è stato fatto», dice Josefa Idem, ex canoista con 8 olimpiadi alle spalle e 38 medaglie tra Giochi, Mondiali ed Europei. «Dal punto di vista della politica sportiva siamo invece ancora lontani anni luce, nonostante la nomina di una donna, Kirsty Coventry, alla guida del Cio. Un grande passo avanti, ma essendoci poche donne negli altri posti di potere, quello che cambia è sempre per gentile concessione degli uomini. Un altro nervo scoperto è quello degli educatori: devono essere all’altezza, sapere trasmettere la passione a giovani che non sono più quelli di una volta perché la società è molto cambiata».
Poche allenatrici e pochissime dirigenti donne. Basti pensare che su 50 federazioni, solo due hanno una presidenza femminile. Un altro handicap è l’età media molto alta – 71 anni – dei dirigenti sportivi. «Non è possibile che gli uomini continuino a spiegarci come è fatto il mondo», precisa ancora Josefa Idem. «Il problema è che gli uomini si candidano anche se non hanno competenze; una donna se non è preparata al almeno al 110 per cento nemmeno si presenta».
Ingaggi e stipendi
In questo week end, tra corse, camminate e workshop, il lungomare di Riccione diventa una tappa importante di un percorso che mette al centro salute, diritti, educazione allo sport e inclusione sociale. Oltre al problema dell’impiantistica (In Italia solo due scuole su 10 hanno la palestra agibile), verrà affrontato quello degli ingaggi e degli stipendi. Ci sono sport come il volley e il tennis che hanno guadagni e visibilità quasi pari a quelli maschili. In altri invece, come il calcio e il ciclismo, le differenze sono clamorose. Una pallavolista guadagna oltre tre volte più di una calciatrice, che non arriva a 35mila euro all’anno contro la media di un milione dei calciatori.
«Persistono divari, stereotipi, e barriere culturali che richiedono politiche pubbliche coerenti», ha detto Roberta Frisoni, assessora al turismo e allo sport Emilia Romagna facendo riferimento anche a un altro argomento scottante: quello dei diritti, come maternità, infortuni, previdenza. Purtroppo, per molte atlete, essere brave non basta. Devono imparare a fare anche le leader sindacali. Una specialità non proprio olimpica…
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