Retail, 20mila posizioni da ricercare nel 2026 ma cresce la carenza di competenze

Addetti alle vendite alimentari e specialisti del settore food e, a seguire, addetti alle vendite nei comparti del fai da te, dell’arredamento e del beauty. E, ancora, allievi specialisti del comparto alimentare, addetti alla logistica in negozio e in magazzino, oltre a figure di coordinamento come gli store manager e i capireparto. Più contenuta, ma comunque presente, la richiesta di specialisti nella gestione e amministrazione delle risorse umane. Sono alcuni dei profili che le imprese del retail moderno prevedono di ricercare maggiormente nel corso dell’anno, secondo l’analisi “Professionalità nel Retail” realizzata da Federdistribuzione, che ha coinvolto un campione rappresentativo di imprese del settore. Nel complesso, il fabbisogno stimato per il comparto si attesta quest’anno intorno alle 20mila persone, considerando nuove assunzioni, inserimento di nuovi profili professionali e sostituzione delle uscite. Una domanda che si scontra però con difficoltà di reperimento ormai strutturali: le figure più complesse da trovare restano infatti gli store manager, i capireparto, gli addetti alle vendite alimentari, i profili del fai da te e dell’arredamento e gli allievi specialisti del settore food. Anche i canali di reclutamento raccontano come sta cambiando il mercato del lavoro nel retail. Le imprese indicano come più efficaci il reperimento interno dei curriculum e la riqualificazione delle persone già presenti in azienda. Subito dopo arrivano i canali social aziendali, ritenuti efficaci quanto le agenzie per il lavoro. Più distanziati scuola ed enti di formazione, mentre in coda si collocano i centri pubblici per l’impiego.
Un quadro più ampio del settore emerge dall’analisi che Federdistribuzione e PwC portano avanti dal 2006 sulla base dei dati aggregati delle imprese associate. L’edizione più recente, riferita ai dati consolidati del 2024, ha coinvolto un campione di circa 130mila dipendenti. I risultati indicano che il numero complessivo degli occupati nella distribuzione moderna ha visto nel 2024 una lieve flessione rispetto all’anno precedente, restando comunque superiore ai livelli del 2018 (+1,6%). Il settore si caratterizza inoltre per la stabilità contrattuale: nel 2024 i contratti a tempo indeterminato hanno rappresentato l’86,3% del totale. Accanto a questo dato si consolida il progressivo invecchiamento della forza lavoro, con gli addetti over 50 che hanno raggiunto il 30,2%, in aumento di 8,3 punti percentuali rispetto al 2023. Segnali più contenuti arrivano invece dai più giovani, con gli under 30 in crescita del 4,8%. Cambia anche il profilo formativo degli occupati. I laureati rappresentano il 10,7% del totale, una quota in costante aumento dal 2018, mentre chi possiede al massimo la scuola media inferiore, pur in calo, costituisce ancora una parte rilevante della forza lavoro (30,1%). Il retail moderno continua, inoltre, a distinguersi per il contributo all’occupazione femminile. Nel 2024 le donne hanno raggiunto il 62,1% degli occupati, quota che sale al 67,1% nel retail specializzato. Rilevante anche il sostegno all’occupazione giovanile femminile: le donne under 30 si sono attestate al 20% del totale.
Guardando in prospettiva, secondo le stime, il 38% delle competenze oggi presenti nelle aziende è destinato a trasformarsi entro il 2030, con un impatto diretto sull’organizzazione del lavoro e sulla capacità delle imprese di reperire i profili necessari. Non a caso, il 65% delle aziende indica il finanziamento diretto di programmi di reskilling (riqualificazione per un nuovo ruolo) e upskilling (aggiornamento delle competenze per il ruolo attuale) come la misura pubblica con il maggiore potenziale per aumentare la disponibilità di talenti nei prossimi anni. Il settore punta a rispondere alla carenza di personale investendo in programmi formativi specifici e in processi di selezione sempre più mirati, soprattutto per i ruoli operativi. Accanto alla formazione, assume un ruolo sempre più centrale l’employer branding per attrarre e trattenere i giovani lavoratori attraverso un posizionamento aziendale più autentico e riconoscibile.
In questo contesto, gli investimenti in formazione nella distribuzione moderna continuano a crescere. Nel 2024 hanno registrato un aumento del 20% rispetto al 2018, con una ripartizione tra formazione interna ed esterna sostanzialmente stabile (57% contro 43%). Ancora più marcata è la crescita delle ore di formazione, salite complessivamente del 66%.
Il trend conferma una maggiore attenzione allo sviluppo delle competenze: l’investimento per Fte — l’equivalente di un dipendente a tempo pieno — è aumentato del 12,7% e le ore erogate del 19,6% rispetto al 2023, mentre prosegue la riduzione del costo orario della formazione. Accanto alla formazione, si rafforzano le politiche di valorizzazione delle persone. Il 70% delle aziende promuove la mobilità interna attraverso bandi dedicati alle posizioni vacanti e l’80% ha adottato sistemi di valutazione periodica delle performance.
Un processo percepito non solo come strumento di crescita professionale (nell’81% dei casi), ma anche come leva che incide sulla retribuzione per il 69% delle imprese, a conferma di un approccio sempre più orientato allo sviluppo e alla fidelizzazione dei talenti.
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