Resa dei conti a destra, il centrosinistra: è un avviso di sfratto
Tace il centrodestra, esulta il centrosinistra. Le prime ore dello scrutinio danno già indicazioni sull’orientamento dei prossimi mesi, sull’effetto politico indiretto del voto referendario.
Fratelli d’Italia è la forza politica più presente in questa prima fase di analisi. Tacciono tutti gli alleati, in primis Forza Italia. Anche se nei giorni immediatamente precedenti l’apertura dei seggi i meloniani accusavano di scarsa mobilitazione, a taccuini chiusi, soprattutto Lega e Mpa.
In attesa della resa dei conti a destra, il centrosinistra incassa il risultato e prova a dargli una lettura che va oltre il quesito referendario. Per Anthony Barbagallo, segretario del Pd, “siamo di fronte ad un risultato schiacciante del No, ben oltre qualunque previsione. In alcune realtà siciliane i voti per il No sono il doppio rispetto al Si e complessivamente il dato percentuale siciliano è in linea con quello nazionale. E’ il frutto di una grande mobilitazione che ci ha visto in prima linea, pancia terra, con oltre 100 appuntamenti in ogni angolo della Sicilia. Ma soprattutto questo è un avviso di sfratto a Renato Renato Schifani, al suo governo e al centrodestra. Sono stati travolti da scandali di ogni tipo, in particolare quelli giudiziari e speravano nell’impunità, stravolgendo la Costituzione per colpire la magistratura. Gli è andata male, anzi malissimo”.
Il Pd, come sempre accade vista la spaccatura interna, parla a due voci. E quindi a stretto giro anche il capogruppo all’Ars, Michele Catanzaro, fa notare che “la Sicilia ha urlato No all’arroganza del governo Meloni. Dalla Sicilia e dal Sud arriva un segnale forte che dobbiamo sapere coagulare in vista delle prossime sfide elettorali, regionali e nazionali”.
Mentre Ismaele La Vardera vede Lagalla sconfitto a Palermo: “A metà sezioni scrutinate il No è quasi al 70%, a Palermo, un chiaro avviso di sfratto anche all’amministrazione Lagalla. Mentre in Sicilia abbiamo sfondato il 60%, un dato che è destinato a crescere. Questo non può che essere un dato prettamente politico più che tecnico”. E in prospettiva La Vardera riapre subito lo scontro sulle candidature alla Regione: “Serve un candidato presidente che possa parlare a tutti i siciliani, per questo oggi a maggior ragione rilancio con forza la mia candidatura”
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