Politica

Report: un software consente di spiare i pc dei magistrati. Ranucci: “Il Ministero fu avvertito, Chigi silenziò il problema”

Mentre la politica rimestava sulla “centrale di spionaggio” di Giangaetano Bellavia, Report porta alla luce un fronte decisamente più esplosivo: dal 2019 oltre 40mila computer in dotazione a procure e tribunali italiani possono essere spiati grazie a un software comunemente installato negli uffici.

Una importante Procura aveva sollevato formalmente il problema segnalandolo subito al Ministero ma – sempre secondo la ricostruzione di Report – la questione venne rapidamente archiviata ai vertici del Ministero, dopo un intervento attribuito – nel racconto di un dirigente – alla Presidenza del Consiglio.

Documenti, testimonianze audio e video raccolti dalla trasmissione dimostrano che su circa 40.000 postazioni dell’amministrazione giudiziaria – dai dipendenti amministrativi fino a giudici e procuratori di ogni ordine e grado – è installato un software in grado, almeno potenzialmente, di consentire forme di controllo e videosorveglianza remota delle attività dei magistrati.

Il programma si chiama ECM/SCCM (Endpoint Configuration Manager, già System Center Configuration Manager) ed è un prodotto di Microsoft, progettato per la gestione centralizzata dei dispositivi informatici: installazione di software, aggiornamenti, configurazioni da remoto. Uno strumento largamente utilizzato in contesti aziendali, scuole, grandi reti commerciali, perfino per la gestione di totem e chioschi automatici, ma del tutto inadeguato – secondo diversi esperti – per postazioni che trattano atti giudiziari, segreti istruttori e fascicoli sensibili dello Stato.

Dal 2019, secondo quanto emerge dall’inchiesta, il software è stato installato in modo capillare dai tecnici del Dipartimento per i servizi tecnologici del Ministero della Giustizia su tutti i dispositivi di procure, tribunali e uffici giudiziari italiani. Nelle configurazioni ufficiali il controllo remoto risulta disattivato, ma qualsiasi tecnico dotato di privilegi di amministratore può riattivarlo senza che l’utente – il magistrato – ne venga informato e senza lasciare tracce facilmente verificabili delle operazioni compiute.

“Il caso è stato sollevato da una importante Procura italiana nel 2024 e messo a tacere dai dirigenti del Ministero su richiesta – secondo quanto raccontato da un dirigente ministeriale -, della Presidenza del Consiglio, fornendo rassicurazioni che però come dimostrerà Report con documenti e testimonianze esclusive non corrispondono a verità”, spiega Sigfrido Ranucci sulla sua pagina facebook.

“I procuratori, i magistrati, i giudici non sanno che mentre pensano di essere da soli nelle loro stanze a lavorare su indagini e provvedimenti, c’è sempre un occhio puntato sui loro computer. Qualcuno può osservare tutto, in ogni momento della giornata, da quando accendono il pc a quando lo spengono”, racconta un testimone chiave dell’inchiesta. Un’accusa pesantissima, che apre interrogativi inquietanti sull’indipendenza della magistratura e sulla sicurezza delle infrastrutture digitali dello Stato. L’inchiesta completa va in onda domenica su Rai3 alle 20.30.

L’articolo Report: un software consente di spiare i pc dei magistrati. Ranucci: “Il Ministero fu avvertito, Chigi silenziò il problema” proviene da Il Fatto Quotidiano.


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