Marche

«Renzo Piano, l’unico per Vitruvio. La città deve ideare un capolavoro»


FANO Con la scoperta della basilica di Vitruvio il centro storico di Fano non potrà più essere lo stesso. L’importanza del rinvenimento è tale da richiedere un progetto invasivo che renda possibile una lettura fisica del monumento che vada al di là dei mozziconi di colonne che sono stati rinvenuti, anche se tali resti per dimensioni e per inserimento in un contesto che ha fatto la storia della architettura, di per sé sono preziosissimi. Le possibilità sono diverse: da quella più banale che fa riferimento all’uso di vetrate distese sul pavimento, a quella più avveniristica che nel ricreare in alzato l’ambiente fa uso delle nuove tecnologie. 

Parola all’esperto

Per il professor Paolo Clini, consulente del Comune, storico dell’architettura, docente del dipartimento Ingegneria civile edile architettura del Politecnico delle Marche ed ex direttore scientifico del Centro Studi Vitruviani, antesignano tra coloro che hanno ipotizzato l’ubicazione della basilica nel luogo in cui è stata trovata, se Fano già dispone di progetti di architetti di fama nazionale, come Cucinella per la biblioteca Federiciana e Italo Rota per la casa del Carnevale, non può in questo caso non fare riferimento a un grande architetto per valorizzare l’area di piazza Andrea Costa.

Renzo Piano

E non sarebbe azzardato fare il nome di Renzo Piano. «In questo caso – ha dichiarato il professor Clini – siamo di fronte al più delicato problema di archeologia urbana che mai si sia presentato: occorre inserire la scoperta archeologica più importante di questi ultimi tempi all’interno di una città che deve continuare a vivere e alle consuetudini dei suoi abitanti dovrà in più aggiungere tutto ciò che serve per ospitare il maggior flusso turistico. E questo lo può fare soltanto una mente eccelsa, una grande architetto che possa ideare un capolavoro. È una sfida – ha aggiunto Clini – che potrebbe porre a confronto il più grande architetto attuale con il più grande architetto della antichità». A questo riguardo non sarebbe impensabile sacrificare qualche costruzione o parte della stessa che insiste sulla pianta della basilica. Per dare linfa al cuore pulsante della città di Vitruvio occorre fare delle scelte e al pubblico che verrà a Fano a vedere con i propri occhi quello che resta di questo famoso monumento tramandateci dall’antichità non si può non ricreare la suggestione del suo interno con la realtà virtuale, in modo che muri e colonne si innalzino fino al soffitto e tutto appaia di nuovo come era in origine. Ieri il segretario del Pd Luca Mancini, insieme al gruppo consiliare, composto da Fanesi, Cucchiarini, Tinti e Magalotti, ha chiesto la riunione della conferenza dei capigruppo e della commissione cultura. Per prima cosa si chiede di sostituire il citybrand “Fano terra di mare” con “Fano città di Vitruvio”, poi di rilanciare la richiesta di inserire la città nel patrimonio dell’Unesco e di inoltrare domanda per competere nell’assegnazione del titolo “Capitale europea della cultura” per l’anno 2033 (in lizza Pesaro Urbino).




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