Renneria si presenta a Laives: in 400 per il progetto di Pineta
Una sala piena, circa 400 cittadini presenti e due ore di confronto fitto, con numerose domande dal pubblico. La presentazione del progetto “Renneria”, andata in scena questa mattina al teatro di San Giacomo a Maso Hilber, ha richiamato una partecipazione significativa, in particolare di cittadini di Laives arrivati per capire nel dettaglio contenuti e prospettive di un intervento destinato a incidere sul futuro di Pineta. L’incontro, moderato da Alessandra Toscano, ha visto susseguirsi gli interventi del Gruppo Immobiliare Gazzini e dei progettisti, con un’attenzione costante ai numeri e all’impostazione urbanistica.

Ad aprire è stato Luca Gazzini, che ha ricordato il radicamento del gruppo sul territorio. «Abbiamo realizzato più di 50 edifici solo nel Comune di Laives», ha spiegato, sottolineando come l’attività si sia sviluppata negli anni anche a Bolzano, Bressanone, Selva di Val Gardena, Trento, Val di Non e Capalbio, spaziando dal residenziale al commerciale, fino ai comparti industriale e alberghiero. Entrando nel merito, Renneria viene presentata come completamento dell’abitato di Pineta, su un’area già dotata di alcune infrastrutture, tra cui le fognature. I numeri delineano un intervento di ampia scala: 807 appartamenti per una superficie di 69.500 metri quadrati e una previsione di 1.920 abitanti. Accanto alla componente abitativa sono previsti 3.600 metri quadrati di spazi pubblici, 7.200 destinati a lavoro e istruzione, 1.200 alla gastronomia, 780 alla sanità e 1.400 all’intrattenimento.

Il progetto punta a distinguersi per densità e dotazione di servizi. Gazzini ha evidenziato come “la densità abitativa prevista sia pari a 2,2 metri cubi al metro quadrato, inferiore rispetto ad altri contesti urbani citati durante la presentazione, come Prati di Gries (3,5) e il quartiere Ponte Roma (10)”. Anche il rapporto tra servizi e abitanti viene indicato come più elevato, con 4,8 metri quadrati per persona contro 1,7 e 3,3. «Pineta ha bisogno storicamente di servizi», ha ribadito.

Uno degli elementi centrali del progetto è il verde, con 70.000 metri quadrati previsti, un dato nettamente superiore ad altri esempi citati nel corso dell’incontro (basti pensare che nel progetto Ponte Roma sono 7, anche se le dimensioni complessive sono diverse). A questo si aggiunge una componente abitativa che dovrebbe rivolgersi anche al ceto medio, con la presenza di edilizia agevolata accanto a quella privata. «I prezzi dipenderanno anche dalla contrattazione con il Comune e da ciò che verrà richiesto», ha precisato Gazzini, ricordando però come la proprietà già acquisita dei terreni consenta di contenere una parte dei costi, pur in un contesto segnato dall’aumento delle spese di costruzione.

Il tema della mobilità è stato uno dei passaggi più approfonditi della presentazione. Matteo Gazzini ha spiegato che l’accesso principale alle auto avverrà da nord, attraverso un sottopasso collegato direttamente alla SS12. «Il quartiere non scaricherà traffico su Pineta, San Giacomo o Laives», ha affermato, aggiungendo che le circa 2.000 persone previste non dovrebbero incidere sulla viabilità esistente del comune (ma da e verso Bolzano potrebbe spostare flusso dando un’accelerata, chissà, alla variante di Monte Tondo). All’interno dell’area, il modello sarà completamente diverso rispetto ai quartieri tradizionali: niente traffico interno, ma una rete pedonale e ciclabile, con le auto confinate lungo una strada perimetrale. I garage saranno accessibili direttamente da questa viabilità, con un sistema che consente di arrivare sotto il proprio edificio e salire con l’ascensore, mentre la superficie resta libera per la vita quotidiana. Le piste ciclabili interne si svilupperanno per circa tre chilometri e si collegheranno alla rete esistente, mentre sul fronte del trasporto pubblico è stato ricordato il collegamento già attivo con Bolzano e Bronzolo e la vicinanza alla stazione ferroviaria di San Giacomo, raggiungibile in bicicletta.

Renneria viene definita dai promotori come un modello urbano ispirato a una nuova idea di abitare. «È uno stile di vita», ha detto Matteo Gazzini, spiegando come il progetto nasca anche dalle esigenze emerse dopo la pandemia. L’impostazione è quella di un quartiere autosufficiente, dove servizi, lavoro, scuola e tempo libero siano concentrati nello stesso spazio. In questo senso, il cuore dell’intervento è rappresentato dalle tre piazze (una a sud, una centrale e una a nord) progettate come poli di socialità. Non solo spazi aperti, ma luoghi attraversati quotidianamente dagli abitanti. «Se avessimo fatto solo condomini avremmo rischiato zone vuote», ha osservato Gazzini. «Le persone che passano sono la migliore prevenzione». Attorno alle piazze si concentreranno le funzioni pubbliche e commerciali: negozi di vicinato, ristoranti, uffici, asili, servizi bancari e postali. La piazza didattica comprenderà un laghetto, una scuola, uno studentato e un asilo, mentre quella del mercato ospiterà sia uno spazio all’aperto sia una struttura coperta per i mesi più rigidi.

Sul piano ambientale, il progetto prevede un parco lineare lungo la SS12, pensato anche come barriera rispetto alla statale e come elemento di mitigazione acustica. Il biotopo a nord, è stato assicurato, non verrà compromesso ma ampliato attraverso la cessione di una porzione di terreno. Una parte dell’area sarà inoltre protetta da un vallo per il rischio idrogeologico. Ampio spazio è dedicato anche alle soluzioni sostenibili: tetti verdi accessibili, giardini privati e condominiali, impianti fotovoltaici e, dove possibile, sistemi geotermici. Disegno che porta alla certificazione LEED per l’intero intervento. Tra le idee illustrate anche quella di un sistema di orti progettati per garantire biodiversità durante tutto l’anno, oltre alla realizzazione di una nuova passeggiata verso il Seit per tutta la cittadinanza e di un belvedere sulla vallata.

La parte architettonica è stata illustrata da Caterina Ebipoli dello studio NOA, realtà bolzanina con 35 collaboratori e progetti attivi in Europa, Stati Uniti, Caraibi e Medio Oriente. «Ci siamo ispirati alla teoria della città in 15 minuti», ha spiegato, «l’esatto contrario del rione dormitorio». Gli edifici, alti al massimo quattro o cinque piani, seguiranno l’andamento naturale del terreno, con facciate che richiamano la stratificazione del paesaggio e tetti verdi per integrarsi nell’ambiente. Gli spazi pubblici saranno invece più bassi e radicati al suolo. «Il verde non è un residuo», ha sottolineato Ebipoli, «ma viene progettato con la stessa attenzione del costruito».

Dal punto di vista procedurale, il lotto è immediatamente disponibile, ma sarà necessario modificare la destinazione urbanistica da agricola a residenziale attraverso il Piano di Sviluppo comunale. Si tratta quindi di un passaggio politico e amministrativo decisivo all’interno del Comune di Laives (anche se pure la Provincia potrebbe considerarla come opera necessaria vista l’emergenza casa), con tempi stimati in oltre un anno per la parte di istituzione e e voto del Piano. Una volta completato l’iter, i promotori stimano un avvio dei lavori entro un anno, con i primi appartamenti disponibili dopo circa due anni dalla posa della prima pietra. Il completamento complessivo del progetto richiederebbe invece tra i sei e i dieci anni.

La presentazione si è chiusa con numerose domande da parte del pubblico, segno di un interesse concreto verso un progetto che, per dimensioni e impostazione, è destinato a diventare uno dei temi centrali del dibattito urbanistico a Laives, Bolzano e in Provincia nei prossimi mesi.
✍️ Alan Conti




