Reggio Calabria, la testimonianza: «Al carcere “San Pietro” il potere nelle mani dei Tegano e Labate»
Anche in carcere l’ultima parola spettava ai capiclan. Al carcere “San Pietro”, l’istituto penitenziario di Reggio dove ancora oggi sono reclusi esponenti mafiosi, a comandare erano i referenti di Archi. Una tematica che emerge a chiare note dal dibattimento in Tribunale nato per fare luce sugli anni di presunti favoritismi al “San Pietro” durante la direzione della dottoressa Maria Carmela Longo, sul banco degli imputati proprio per questa ipotesi di reato. Con l’obiettivo di rafforzare l’impianto accusatorio, la Procura ha chiesto di sentire in Aula anche il collaboratore di giustizia Arcangelo Furfaro, originario di Taurianova, 57 anni a maggio, per gli inquirenti «affiliato alla ’ndrangheta, esponente di vertice della ’ndrina Molè di Gioia Tauro».
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