Reggio Calabria, il pentito Filippo Barreca insiste: «Ficara non ha ucciso mio fratello»
Filippo Barreca è, forse, il più noto pentito della ’ndrangheta. Ha scritto alla Gazzetta per ribadire che, secondo lui, l’assassino di suo fratello Vincenzo, avvenuta a Bocale il 9 marzo 2002, non è Vincenzo Ficara, il quale per questo delitto è stato condannato all’ergastolo con sentenza passata in giudicato. «L’ho detto più volte e sono convinto dell’innocenza di Vincenzo Ficara – scrive Filippo Barreca – innanzitutto per il movente, poiché io sono convinto che il Ficara non avesse alcun interesse a uccidere mio fratello, anche perché mio fratello non è stato mai un uomo di ’ndrangheta quindi se qualcuno voleva espandere il suo potere sul territorio certamente mio fratello non era un ostacolo».
Secondo lo storico collaboratore di giustizia, la causale dell’omicidio di Vincenzo Barreca «sta nel fatto che avevo accusato Luigi Molinetti dell’omicidio Scopelliti, perché questo mi aveva confidato suo fratello Alfonso mentre eravamo detenuti. Tra l’altro, per come ho appreso da alcuni atti processuali che ho avuto modo di leggere successivamente, proprio Molinetti era a quel tempo latitante a Pellaro, e aveva cercato di uccidere mio fratello in svariati appostamenti. Questo si evince dalle intercettazioni del processo “Ponte”. Debbo precisare che qualche anno prima (mi sembra nel 1999) venni chiamato da un sostituto procuratore nazionale antimafia, il quale mi aveva avvertito che da alcune intercettazioni ambientali che stavano facendo era emerso che mio fratello era in grave pericolo chiedendomi di convincerlo ad allontanarsi dalla Calabria. Io così feci chiamando mio fratello e riferendogli quello che mi era stato detto. Ma lui non mi ha voluto ascoltare. Devo dire che sentivo proprio in quel momento una maggiore esposizione a pericolo perché proprio in quegli anni si stavano concludendo i processi in cui io avevo deposto come collaboratore e vi erano state numerose condanne a pene pesantissime proprio per le mie dichiarazioni. Quindi il rischio di una ritorsione era ancora più alto».
«Con riferimento specifico all’omicidio di mio fratello – continua Barreca –, posso dire che quando avvenne io ero lontano dalla Calabria. Devo dire che in quel periodo mi sentivo spessissimo con tutti e due i miei nipoti, Santo e Filippo, devo dire più spesso con Santo. Sono certo che nelle intercettazioni i miei nipoti, soprattutto Santo, mi fecero capire che la Casuscelli non aveva riconosciuto il killer. Tant’è vero che in quel periodo sia loro che io, per quel che potevo sapere dopo gli anni di lontananza, facevamo ipotesi su chi poteva essere stato. Si parlava di Scappatura e di altri soggetti come Murina, Franco e altri che non mi ricordo. Di questo sono certo perché se Cettina Casuscelli aveva riconosciuto il killer avevano avuto la certezza di chi fosse e quindi non c’era bisogno di fare ipotesi. Il nome di Vincenzo Ficara è venuto fuori solo qualche giorno dopo ma solo come possibile sospettato siccome si era venuto a sapere che Ficara era latitante in quelle zone. Ho sentito il bisogno di riferire ancora una volta in maniera più precisa questi fatti – conclude Barreca – per scrupolo di coscienza e per fare trionfare la Giustizia perché c’è un innocente condannato all’ergastolo».
Source link




