Basilicata

Referendum sulla Giustizia, ha vinto il no, ora la politica volta pagina

Gli italiani si sono espressi sul referendum sulla giustizia e hanno deciso per il no, ora la politica volta pagina e non mancano i temi


L’Italia archivia il referendum con una decisione netta, quella di conservare lo stato delle cose. Il no alla riforma della giustizia proposta dalla maggioranza che sostiene il Governo di Giorgia Meloni (più qualche altro cespuglio parlamentare che pur non essendo maggioranza ha inteso condividere la linea della renovatio targata Nordio) ha vinto in modo abbastanza netto. Oltre 2 milioni di voti di differenza tra il “no” e il “sì” che cristallizza un risultato pari al 53,74% contro la riforma della Giustizia a fronte di un 46,26% a favore.

La questione dello sdoppiamento delle carriere, dei due Csm, della nascita dell’Alta corte di Giustizia e quant’altro era contenuto nella modifica dei sette articoli della Costituzione voluta da Nordio, patrocinata da Forza Italia e sostenuta da Lega e Fratelli d’Italia viene, per il momento, archiviata. E il sogno che fu di Silvio Berlusconi, per come spesso rimarcato dagli esponenti forzisti nel corso di questa campagna referendaria, resterà tale.

Festeggia il Centrosinistra, e in particolare il Pd di Elly Schlein che, benché avesse nel partito stesso eminenti esponenti schierati apertamente per il “Sì”, può dichiarare soddisfatta che il suo “è stato il partito più compatto nell’espressione del voto”, che si è trattato di “una grandissima mobilitazione popolare. Una vittoria che è ancora più bella, perché partivamo da una sconfitta annunciata. Invece abbiamo ribaltato quell’esito. In questo voto – ha sottolineato – i giovani hanno fatto la differenza”.

Soddisfatto Giuseppe Conte che si prepara a presentare due conti (e non è un gioco di parole). Uno a Meloni che si chiama “dimissioni”: “Questo è un avviso di sfratto a questo governo, un segnale politico fortissimo”. Ma è anche un conto che difficilmente verrà pagato dalla diretta interessata. L’altro è diretto a Schlein e si chiama “primarie”, e su questo la discussione è aperta. La leader del Pd infatti si è detta disponibile, ma sarà lei a dettare i tempi.

Incassa e mastica amaro, ma con signorilità, la premier Giorgia Meloni. In un messaggio social riconosce la sconfitta ma non la definisce tale bensì è il volere degli italiani: “Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia” ha detto Meloni.

Anche Antonio Tajani si vota al popolo e ne accetta il volere: “Il popolo sovrano si è espresso, e noi ci inchiniamo alla sua volontà. Si è espresso con un grado molto alto di partecipazione e questa, al di là del risultato, è una grande prova di democrazia. Noi – prosegue – abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l’importanza di una riforma che avrebbe reso la giustizia più equa e l’Italia più libera. Però gli italiani sono stati di diverso avviso e ne prendiamo atto con il massimo rispetto”. Poi si affretta a garantire per il futuro: “Per l’attività di governo non cambia nulla, abbiamo unicamente chiesto un voto sul merito della riforma, non un voto sull’esecutivo. Il voto sul governo sarà l’anno prossimo alla scadenza della legislatura e allora, non oggi, gli italiani decideranno se abbiamo lavorato bene o male”.

A questo punto resta un anno, forse, prima del prossimo fondamentale appuntamento elettorale, quello con le politiche del 2027. Sono previste a settembre ma non è detto che non arrivino prima. Ad arrivare a settembre c’è un anno e mezzo di vita degli italiani che, al netto di riforme varie e leggi elettorali date ma non richieste, oggi auspicano maggiore attenzione ai temi caldi, in tutti i sensi, dell’economia nazionale. Roba come il costo dei carburanti, per dirne una, che pesa e tanto sul bilancio mensile delle famiglie che hanno ripreso a soffrire (se mai hanno smesso) rinverdendo il vecchio tema d’italica tradizione della quarta settimana in bianco.


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