Referendum, il presidente dell’Anm ligure Manotti: “Una vittoria per la Costituzione”

Genova. Volti distesi e sorridenti dopo una mattinata di attesa e tensione e, soprattutto, dopo mesi di lavoro certosino sul territorio per spiegare ai genovesi e ai liguri le ragioni del no alla riforma costituzionale della giustizia o, meglio della magistratura, oggi nettamente bocciata dagli italiani.
I magistrati genovesi, insieme agli avvocati, ai docenti universitari e agli esponenti di associazioni e sindacati che hanno costituito i vari comitati per il no, hanno atteso l’esito del voto nel point improvvisato dei giardini Luzzati.
Per i magistrati parla per tutti il presidente dell’Anm ligure, il procuratore aggiunto Federico Manotti: “E’ stata una rimonta quasi inaspettata considerato che eravamo partiti con così tanti punti di svantaggio ma come magistrati ci siamo impegnati e siamo riusciti a spiegare ai cittadini i rischi di questa riforma chiarendo che la nostra posizione non è una posizione di casta ma è una posizione che mira a tutelare tutti i cittadini e che quella di oggi è una vittoria per la Costituzione perché la riforma avrebbe stravolto uno dei principi cardine dell’ordinamento voluto dai padri e dalle madri costituenti che è quello della separazione dei poteri”.
L’Anm si è impegnata molto in questa campagna referendaria: “L’Anm ha deciso di non rimanere inerte di fronte a una riforma del genere e lo ha fatto coinvolgendo una parte dell’avvocatura e una gran parte dei docenti universitari che sono stati per noi fondamentali perché se il percorso l’avessimo fatto da soli non avremmo potuto raccogliere questo consenso”. Per Manotti un voto decisivo “è senza dubbio stato quello dei giovani perché i dati ci dicono che tra i 18 e i 35 c’è stata una stragrande maggioranza per il no e questo è un ulteriore motivo di soddisfazione E poi abbiamo sentito tante persone che magari era da tempo che non andavano a votare e che si sono rese conto che questo era un voto veramente importante perché nulla sarebbe stato più come prima, così sono scese anche loro in campo e questo è stato fondamentale”.
Se gli avvocati per il no sono stati, almeno ufficialmente, molto minoritari rispetto a una riforma fortemente voluta dalle Camere penali italiani, chi si è impegnato lo ha fatto senza risparmiarsi. E’ il caso dell’avvocata penalista Alessandra Volpe, una delle promotrici del comitato degli avvocati per il No, che in questi mesi si è confrontata e spesso scontrata con tanti colleghi. E i toni sono stati talvolta molto accesi: “E’ stata una vittoria netta anche se la campagna è stata molto dura e difficile, soprattutto per i penalisti che hanno deciso di votare no che non erano tanti. Come avvocati siamo partiti in 11 e siamo arrivati adesso quasi a 150 a Genova ma in tutta Italia siamo molti e l’avvocatura forse veramente non era tutta schierata per il sì”. Adesso però “è il momento di pensare al domani secondo me e dobbiamo anche pensare a come ricucire con tanti colleghi e colleghe delle camere penali, perché le camere penali sicuramente hanno sempre fatto un lavoro che a parte quello della separazione delle carriere è fondamentale per le carceri, per il malfunzionamento degli uffici per l’informatizzazione quindi pensiamo al domani e diciamo c’è ancora domani”.
Ai giardini Luzzati c’era anche il segretario della camera del Lavoro di Genova Igor Magni, che analizza il significato anche politico di questa vittoria del No. “Il governo e a un certo punto la stessa Giorgia Meloni l’hanno messa in politica mentre inizialmente diceva che assolutamente era irrilevante rispetto a quello alle attività del governo. Gli italiani hanno detto che assolutamente la Costituzione va difesa e che non si può cambiare a colpi di maggioranza e soprattutto non si può raccontare alle persone che si fa una norma che modifica sette articoli della Costituzione per migliorare gli effetti della giustizia sugli italiani perché era chiaro che non era questo l’obiettivo”. La stessa Cgil ammette che è stata “una campagna referendaria difficile perché partivamo da un 35 36% ma quando si tratta di Costituzione gli italiani hanno ancora gli anticorpi giusti. Adesso come sindacato finalmente potremo ritornare a parlare dei problemi veri delle persone che riguardano i salari, la precarietà, la sicurezza sul lavoro, le differenze di genere e di tutti i problemi di cui discutiamo ormai da mesi e per i quali non abbiamo avuto risposte”.




