Referendum giustizia, vittoria del “no”: i magistrati calabresi difendono la Costituzione e la separazione dei poteri
Per Stefano Musolino (Anm), segretario di Magistratura democratica: «Non si cambia la Costituzione a colpi di maggioranza, saremo degni della rinnovata fiducia di cui il popolo ci ha investito». Mentre Domenico Guarascio (Mi), procuratore capo di Crotone, commenta: «La campagna per il sì alla riforma era basata su una narrazione falsa, sono contento del risveglio civico di questo Paese»
Musolino: «Il referendum mirava a indebolire il sistema di separazione dei poteri»
Il valore della Costituzione, il futuro politico dell’Associazione nazionale magistrati e una riflessione rivolta al popolo del Sì. Il giorno dopo il referendum che ha sancito la vittoria del No rispetto alla legge di riforma della giustizia, ad analizzare il voto da Reggio è Stefano Musolino, procuratore aggiunto a Reggio da anni in prima linea anche contro la ’ndrangheta e la criminalità organizzata e segretario nazionale di Magistratura democratica.
Partiamo dall’analisi del voto, con il dato del 53,74% e di 14 milioni di voti degli italiani contro la riforma Nordio. Si aspettava questa forbice così evidente e chiara?
«La straordinaria affluenza alle urne rivela come sia ancora possibile fare politica nel nostro Paese; nonostante la apparente natura tecnica del quesito, le persone hanno colto quale fosse il vero tema al fondo del referendum: indebolire o meno il sistema di separazione dei poteri su cui si regge il nostro patto democratico. In questa opera di informazione si è spesa tutta la magistratura in migliaia di incontri dal vivo, per farsi conoscere meglio e farsi interrogare dai cittadini, riscoprendo una prossimità che si è trasformata in una rinnovata fiducia. Lo scarto, netto quanto inaspettato, è il frutto di questo patriottismo costituzionale che è una vittoria di e per tutto il Paese».
Uno dei temi chiave degli elettori del No è stata la difesa della Costituzione, il voto ha anche affermato questo?
«La Costituzione è la vera essenza del nostro riconoscerci patria. Non sono solo i confini, la lingua e la cultura a definirci, prima di tutto c’è un patto e gli obiettivi sociali che ci accomunano e che la Costituzione fissa con un equilibrio e una lungimiranza difficilmente ripetibili. Per questo ogni suo cambiamento pretende una consapevolezza figlia di informazione diffusa e di un dibattito vero e fecondo che coinvolga tutto il Paese. Non si cambia la Costituzione a colpi di maggioranza».
Guarascio: «Gli italiani hanno detto no a un pm superpoliziotto dipendente dalla politica»
Sono contento del risveglio civico di questo Paese…». Il procuratore Domenico Guarascio il giorno dopo l’abbuffata dei dati elettorali che ha sancito una vittoria chiara del “No” al referendum costituzionale confermativo sulla riforma Meloni-Nordio, è tornato alla sua “routine” quotidiana al terzo piano del palazzo di giustizia di Crotone. Guarascio negli ultimi due mesi ha dedicato la gran parte del suo tempo libero all’impegno del comitato per il “No” alla legge di revisione costituzionale che se approvata avrebbe introdotto nella Carta del 1947, la separazione delle carriere: «Ma cosa vuol dire? E perché anche concorsi separati? Per caso – ironizza – gli aspiranti pubblici ministeri non avrebbero dovuto studiare la procedura penale?».
Quarantasei anni, di Parenti, nel Cosentino, magistrato dal 2009 con alle spalle 10 anni alla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, da un anno e tre mesi Guarascio guida la Procura di Crotone. E non è certamente quel che si definisce una “toga rossa”. «Sono uno dei vicepresidenti nazionali di Magistratura indipendente – sottolinea – (sempre considerata una corrente di destra). Ma mi considero un magistrato che applica la legge senza dare connotazioni politico-sociali al mio lavoro». Sta di fatto che come tanti suoi colleghi “moderati”, si è schierato convintamente contro la proposta che aveva in mente di modificare sette articoli della Costituzione, prevedendo due Csm (uno per i pm e uno per i giudici) e l’Alta Corte per i procedimenti disciplinari: «Ma se togli al Csm il compito di decidere sulle sanzioni, cosa gli resta?», si chiede.
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