Referendum giustizia: magistrati politici nei comitati per il Sì | Il Fatto Quotidiano
C’è una sottosezione nei comitati per il Sì al Referendum sulla riforma della giustizia che potremmo chiamare ‘toghe in politica’. Si tratta di magistrati che non temono il controllo della politica – uno degli argomenti più polemici del fronte del No – forse perché della politica fanno già parte. Si sono candidati a qualche elezione, sono stati eletti o nominati, hanno parteggiato mentre erano in ruolo, e hanno rivestito la toga. E ora da magistrati con o senza ruolo in politica sposano – legittimamente – le ragioni del Sì e le propagandano.
Ne abbiamo individuati alcuni nella locandina del convegno ‘La trasversalità dei Sì’, due giorni conclusi ieri di dibattiti, interventi e tavole rotonde al teatro Quirino di Roma. A cominciare dal giudice civile di Nocera Inferiore Luigi Bobbio, ex senatore An, chiamato a parlare sul tema del sorteggio come antidoto al correntismo nel Csm. Bobbio è uno dei leaderissimi di questo fronte, fu tra i primi ad aprirlo con una intervista a Libero: “L’argomento (fasullo) del controllo politico sui pm è quello preferito dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, è un argomento falso, apodittico, indimostrato”, uno dei passaggi clou del suo pensiero. Che è quello di un magistrato che si candidò nel 2001 al Senato dopo 15 anni in procura a Napoli, di cui otto nella Dda e un processo contro Diego Armando Maradona. In parlamento si distinse per un emendamento ad hoc per sbarrare la strada alla nomina di Giancarlo Caselli alla guida della procura nazionale Antimafia. Nel 2008 fu nominato capo di gabinetto di una giovanissima Giorgia Meloni ministra dell’ultimo governo Berlusconi. Nel 2010 fu eletto sindaco di Castellammare di Stabia, fece vincere la destra in una roccaforte rossa, ma durò poco. E qualcuno aveva pensato a lui due anni fa per opporlo al campo largo dell’ex direttore dell’Espresso Luigi Vicinanza. Diede anche l’ok, patto sancito con una stretta di mano col ministro Tajani, ma alla fine non se ne fece niente.
E’ invece consigliere comunale di Napoli Catello Maresca, già sostituto procuratore della Dda partenopea, uno dei magistrati di punta della stagione felice delle catture dei boss latitanti del clan dei Casalesi. Meno felice la sua carriera in politica: nel 2020 Mara Carfagna lo individuò come candidato presidente della Campania da scagliare contro Vincenzo De Luca in un momento in cui il centrodestra era vincente nei sondaggi. La pandemia fece saltare accordi e previsioni, e Maresca l’anno dopo fu candidato a sindaco di Napoli, stritolato da Gaetano Manfredi. Dovette ripiegare su un modesto scranno in consiglio, cambiare funzioni e distretto, ed andare a fare il giudice civile a Campobasso. Ora è fuori ruolo, in qualità di consulente della commissione parlamentare questioni regionali presieduta dal senatore di Forza Italia Francesco Silvestro. I due spesso rilasciano comunicati congiunti sulle vicende politiche del territorio napoletano.
Non si è mai candidato ma inciampò in alcune foto che lo ritraevano ai meeting di Forza Italia Giuseppe Cioffi, giudice del Tribunale di Napoli Nord. Correva l’anno 2017 e quelle immagini ad Ischia fecero scalpore, perché in quel momento Cioffi era il presidente del collegio che avrebbe dovuto giudicare Aniello e Raffaele Cesaro, i fratelli dell’allora potentissimo parlamentare azzurro Luigi Cesaro. “Cioffi non è solo un partecipante che ascolta. Non è solo un curioso che passa. Ma una toga che ha relazioni con il gruppo dirigente. In quel partito che è, evidentemente, in mano ai Cesaro”, scrisse Conchita Sannino su Repubblica. Il giudice minimizzò, disse che era lì per caso a convegno finito.
Al teatro Quirino si è vista anche Caterina Chiaravalloti, presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria e figlia dell’ex governatore della Calabria in quota Fi, Giuseppe Chiaravalloti. Nel 2024 ottenne la nomina grazie al voto del valore doppio del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli. La dottoressa Chiaravalloti è descritta dalle cronache come un magistrato che ha avuto rapporti saldi con l’attuale maggioranza e in particolare con Forza Italia. Nel 2019 stava per seguire il percorso del padre come potenziale candidata del centrodestra alla presidenza della Calabria. E nelle chat di Palamara la sua precedente nomina al Tribunale di Latina risultò sponsorizzata dall’ex presidente del Senato Elisabetta Casellati, ai tempi in cui era componente del Csm.
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