Basilicata

Referendum giustizia, il procuratore di Crotone: «Le indagini rischiano di bloccarsi»

Dibattito sul referendum sulla giustizia a Crotone, confronto fra il procuratore Guarascio, avvocati della Camera penale, Cgil e Arci


CROTONE – «I problemi di chi lavora tutti i giorni nel settore della giustizia sono quelli della carenza di organici, di personale, di aule. Per questo i processi durano anni. Nel testo della riforma si afferma che la giustizia sarà migliorata, anche se su questi problemi la riforma non incide». Lo ha detto il procuratore di Crotone, Domenico Guarascio, intervenendo in rappresentanza delle ragioni del No a un dibattito sul referendum sulla giustizia organizzato, in una gremita aula consiliare, dall’Università popolare Mediterranea. Il convegno, moderato dal presidente dell’UpMed, Maurizio Mesoraca, ha messo a confronto le tesi che si contrappongono nella campagna referendaria.

LE RAGIONI DEL NO

Guarascio, in particolare, facendo esempi sul campo e richiamando il suo lavoro di procuratore, ha proseguito il suo ragionamento sostenendo che «il problema non è che pm e giudice abbiano la stessa carriera. Soltanto lo 0,2% dei magistrati sceglie di passare da una funzione all’altra. Io non lo farei, per esempio, anche perché sarebbe troppo complicato. Dovrei cambiare regione e ripartire da zero». Piuttosto, «la riforma non solo non risolve i problemi, ma ne pone altri. Un pm di prima nomina, che non supera i 30 anni, non solo ha poca esperienza – ha osservato il magistrato – ma ha poco coraggio. Figuriamoci cosa significherebbe essere soggetti a valutazioni da parte un organo in cui la politica la fa da padrone. Le indagini così rischiano di bloccarsi».

LE RAGIONI DEL SÌ

Un punto, quest’ultimo, su cui ha sollevato obiezioni l’avvocato Luigi Morrone, della Camera penale di Crotone, schierato per il Sì. «La riforma non stabilisce che la magistratura sia sottomessa alla politica. Norme costituzionali vietano il controllo politico sulla magistratura».

 Un intervento, quello di Morrone, infarcito di citazioni, come quella da Matteotti che «nel 1911 affermava che il pm è parte mentre il magistrato è al di sopra delle parti». Invece, secondo Morrone, la realtà è diversa perché «Il 99 per cento di richieste dei pm nella fase delle indagini preliminari vengono accolte. E il 95 per cento vengono accolte in udienza preliminare. Nel dibattimento, invece, le assoluzioni sono al 53 per cento».

IL DIBATTITO

Filippo Sestito, presidente provinciale dell’Arci, intervenuto per il Sì, ha messo in guardia dal fatto che «La riforma della Costituzione non riguarda i tecnici, ma tutta la società italiana». E ha denunciato un disegno più ampio del governo di centrodestra che arriva fino al premierato.

Ha dato man forte alle ragioni del No l’avvocato Francesco Laratta. «Non rappresento una casta privilegiata, perché nel processo noi avvocati siamo gli ultimi – ha detto il penalista – ma quelle dei risarcimenti per 8 milioni e 700mila euro in un anno per ingiusta detenzione». Secondo il legale, «Il quesito referendario non risolverà i problemi quotidiani della giustizia ma darà un segnale importante a chi è piegato alle ragioni dei pm».

Il segretario della Cgil Area Vasta di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, Enzo Scalese, ha sostenuto, invece, che «La riforma non fa l’interesse dei cittadini». Mentre l’avvocato Gregorio Iannotta ha contestato alcuni toni da «comizio». «Se si cade nella trappola della strumentalizzazione politica – ha detto –  non si vota secondo coscienza».


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »