Referendum giustizia, a Perugia debutta comitato per il No: «La riforma? Zero benefici per i cittadini»
di Daniele Bovi
Una riforma che rischia di minare l’equilibrio dei poteri stabilito dalla Costituzione e che non assicura alcun beneficio ai cittadini. Così i promotori delle ragioni del No vedono la riforma della giustizia che, il 22 e 23 marzo, sarà al centro del referendum costituzionale. Temi di cui si è parlato mercoledì a Perugia dove, nella sede della Provincia, è stato presentato il comitato provinciale «Società civile per il No». Dentro ci sono molte realtà del mondo associativo, politico e sindacale: dall’Anpi all’Arci, dai partiti del centrosinistra all’Omphalos, dall’Uspi a Libera fino ad Acli, Cgil, Udu-Sinistra universitaria e così via.
Una controriforma Coordinatore è il professor Mauro Volpi, che parla di una vera e propria «controriforma» e che indica una serie di ragioni di metodo e di merito per bocciare il testo. Volpi ha in primis sottolineato il fatto che le Camere abbiano approvato il testo senza alcun emendamento («è la prima volta per una riforma costituzionale»), che la data sia stata fissata prima della scadenza dei tre mesi per la raccolta delle firme e che sia stato impedito a studenti e lavoratori fuorisede di votare: «Uno schiaffo – ha detto – a 5 milioni di persone e alla democrazia». Poi ci sono le ragioni di merito: «È una controriforma – spiega – che non risolve nessun problema come la durata dei processi, il funzionamento degli uffici e i vuoti di personale», che solo nel distretto perugino toccano il 25 per cento. Insomma, «per le esigenze dei cittadini non c’è assolutamente nulla».
Quanto alla separazione delle carriere Volpi parla di «slogan» dato che «una distinzione netta c’è già»: il passaggio tra una funzione e l’altra può essere fatto solo una volta ed esclusivamente nei primi 9 anni di carriera; una scelta, numeri alla mano, fatta da pochissimi. Il docente vede poi il rischio della trasformazione del magistrato in «avvocato della polizia, il cui uno obiettivo sarebbe la condanna degli imputati», e dello smantellamento del governo autonomo della magistratura a causa del sorteggio puro per i membri del Csm. Come spiegato da Volpi, per i laici all’inizio della legislatura viene predisposto un pacchetto di nomi fra i quali effettuare il sorteggio, mentre per i magistrati con la riforma «ci si affiderebbe al caso». In più (un emendamento sul punto è stato bocciato dalla maggioranza) non ci sarebbe neppure più l’obbligo di tenere conto della parità di genere.
Lecce Portavoce del comitato è Alessandra Lecce che ha parlato di una «alleanza larga e plurale», intenzionata a portare avanti «non una battaglia di parte, o conservatrice, ma una per la tutela della democrazia costituzionale, intesa come bene comune, e dell’equilibrio dei poteri». Lecce ha poi sottolineato che la magistratura deve essere indipendente dal potere politico ed economico e che, se la riforma della giustizia la si legge con quelle relative al premierato e all’autonomia differenziata, «l’effetto è quello di mettere sotto pressione il bilanciamento dei poteri». «Non voteremo contro qualcuno – ha concluso bensì per una giustizia indipendente; il nostro è un sì alla Costituzione e un atto di responsabilità».
Sul territorio Alla conferenza stampa ha partecipato anche Andrea Marconi che, aprendo l’incontro, ha sottolineato come quella del 22 e 23 marzo è «una partita apertissima». Nei territori, assicura, «c’è grande entusiasmo» e in questi due mesi o poco meno il comitato «sarà nelle strade e nei mercati per bloccare il tentativo di manipolazione della Costituzione». Previsti poi anche una serie di incontri con esponenti di primo piano dei partiti come Pier Luigi Bersani e Rosy Bindi, e del sindacato come Michele De Palma, segretario della Fiom Cgil. Sabato 7 intanto per il M5S a Perugia (Park Hotel alle 10.30) e a Terni (Spazio Bloom alle 15.30) ci saranno Emma Pavanelli, Alfonso Colucci e Federico Cafiero De Raho. «La battaglia – ha concluso Marconi – è alla nostra portata».
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