Società

Referendum, è scontro per un libro di testo ritenuto propaganda per il ‘no’. Vaccari (PD): “Così si spingono gli insegnanti ad autocensurarsi. Quel testo non era propaganda”

Con le giornate del 22 e 23 marzo segnate sul calendario, il referendum sulla giustizia entra in una fase più esposta. Dopo lo stop del Tar al ricorso che chiedeva il rinvio, chi contesta la riforma ha deciso di ridimensionare il terreno giudiziario e spostarsi su quello politico. Il comitato dei 15, che riunisce i promotori del “no”, non chiude del tutto alla strada dei ricorsi, ma punta ora sulla mobilitazione pubblica insieme alle opposizioni.

Dall’altra parte, centrodestra e sostenitori del “sì” parlano di una campagna condotta con argomenti distorti. La tensione è salita ulteriormente quando il confronto ha smesso di restare confinato alla politica ed è entrato nelle aule scolastiche.

Il dibattito e il racconto delle posizioni

Nei giorni scorsi abbiamo dato spazio all’intervista al giudice Giuseppe Tango, che ha illustrato le ragioni del “no”, soffermandosi anche sugli effetti indiretti che la riforma potrebbe avere sul sistema educativo. Nei prossimi giorni pubblicheremo un contributo dedicato alle motivazioni del “sì”, per completare il quadro del confronto.

Intanto, il tema scuola è tornato al centro per un altro motivo.

Un libro di testo al centro delle polemiche

In un liceo di Reggio Calabria, un manuale scolastico è finito sotto accusa da parte di esponenti del centrodestra. Nel testo, tra gli interventi indicati come potenzialmente in grado di “limitare l’indipendenza della magistratura”, viene citata la separazione delle carriere. Fabio Rampelli parla di propaganda e di un’impostazione orientata, giudicata fuorviante. Le critiche arrivano dal comitato Sì Riforma, che chiede materiali didattici ritenuti più bilanciati.

La reazione politica e il caso degli insegnanti

A difesa della docente coinvolta è intervenuto Stefano Vaccari, deputato del Partito democratico e capogruppo in commissione Ecomafie. Nelle sue parole, l’attacco al manuale rappresenta uno scivolamento pericoloso: “Attaccare una professoressa per un manuale scritto prima della riforma è una forzatura grave e pericolosa”.

Vaccari respinge l’idea di propaganda, rivendicando il carattere didattico del testo: “Quel testo non era propaganda, ma didattica: spiegava la Costituzione, il ruolo della magistratura, il dibattito giuridico. Esattamente ciò che la scuola deve fare: dare strumenti critici, non slogan”.

Il rischio, secondo il deputato, è che il confronto politico finisca per condizionare il lavoro quotidiano degli insegnanti: “Usare oggi una lente ideologica per colpire un lavoro di anni fa significa legittimare l’idea che gli insegnanti debbano autocensurarsi a seconda del vento politico”. E aggiunge: “Gli insegnanti non sono nemici da delegittimare”.

La linea tracciata resta netta: “Difendere questa prof non vuol dire schierarsi su un referendum, ma difendere un principio fondamentale: la libertà di insegnamento e il diritto degli studenti a capire la complessità”. Poi la distinzione finale, affidata a poche parole: “La politica discuta. La scuola insegni. Senza paura”.


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