Redmi Note 15 Pro+ 5G: lo smontaggio svela un interno sorprendente
Il nuovo REDMI Note 15 Pro+ 5G è arrivato sul mercato globale da poche ore e ha già incontrato le mani poco delicate di Zack Nelson, meglio noto per il canale YouTube JerryRigEverything, nel quale mette a nudo (letteralmente) pregi e limiti degli smartphone. E nonostante parliamo di uno smartphone di fascia media, Xiaomi sembra aver fatto le cose (molto) per bene.
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Il comportamento durante le prove di resistenza
Il display AMOLED da 6,83 pollici del dispositivo, protetto da Gorilla Glass Victus 2, mostra i primi segni di graffi al livello 6 della scala Mohs, con deeper grooves al livello 7. In confezione arriva già una pellicola in plastica, dettaglio che evita qualche pensiero nelle prime settimane.
La scocca posteriore in fibra di vetro sorprende per la sua capacità di assorbire gli urti rispetto al vetro tradizionale, mentre il frame in plastica e i pulsanti in metallo compongono una struttura ibrida ma coerente con la fascia di prezzo.
Durante la prova con la fiamma, il pannello resiste per circa 25 secondi senza mostrare danni permanenti e il lettore ottico delle impronte continua a funzionare anche dopo essere stato messo alla prova con strumenti appuntiti.
Il test di piegamento, spesso il più temuto, mette in evidenza solo una flessione minima, mostrando una solidità superiore a quella di molti altri modelli della stessa categoria, e anche di quelle superiori.
Cosa rivela lo smontaggio interno
Il teardown conferma le sensazioni del test esterno: Xiaomi ha scelto una costruzione orientata alla longevità, a partire dal pannello posteriore in fibra di vetro che non si frantuma durante la rimozione. Gran parte della robustezza deriva da una sottostruttura in metallo fuso che riempie quasi completamente il corpo del telefono.
Lo smontaggio procede con una decina di viti e la rimozione di una mascherina posta attorno al comparto fotografico. La batteria al silicio-carbonio da 6.500 mAh, presente in doppia unità e pensata per mantenere l’80% della capacità dopo 1.000 cicli, è incollata con una colla piuttosto tenace ma comunque rimovibile con pazienza.
Il sistema di dissipazione combina una generosa camera di vapore, posizionata sotto scheda madre e batteria, con pasta termica che trasferisce il calore al telaio metallico.
Tutti i componenti interni risultano fissati tramite viti e connettori standard, una scelta che semplifica eventuali riparazioni.
La certificazione IP69 trova conferma negli accorgimenti interni come anelli in gomma e membrane idrorepellenti, studiati per resistere a immersioni fino a 6 metri per brevi periodi.
L’operazione si chiude con la riaccensione del dispositivo, segno che il telefono permette uno smontaggio e rimontaggio relativamente rapido. Non sarà una cosa alla portata di tutti, ma significa comunque che un intervento è possibile in tempi rapidi e in modo semplice, il che non guasta mai.
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